«Se faccio giuramento devo ucciderli tutti»

Le registrazioni che incastrano i quattro kosovari. Auto-addestramento sull’uso del coltello: «Deve essere affilato e non troppo piccolo»
VENEZIA. «Se tutti gli islamici seguissero fedelmente i precetti della religione, l’Europa sarebbe destinata a scomparire». Sono quasi le 3 di notte del 7 marzo scorso e Arjan Babaj, l’ideologo della cellula jihadista, parla ai suoi nell’appartamento di corte delle Colonne: critica un predicatore troppo moderato e lo bolla come “kufr”, miscredente.
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La stessa notte, poco prima, Babaj manifesta la sua avversione verso l’Occidente: «Per i musulmani è un obbligo distruggere le chiese e trasformarle in moschee. Quando la gran parte saranno musulmani, dovrebbero trasformarle in moschee». Le forze, a suo dire, non mancano: «Noi qua siamo in cinque. Chi potrebbe dire che non ci siano altri 50.000 fuori? Con 50.000 sai che fai?! Non il Kossovo, ma l’Europa puoi distruggere».
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 Italia nemica dell’Is. L’Italia è schierata contro l’Is e quindi è un obiettivo da combattere. Lo dicono il 2 marzo nell’appartamento di San Marco, commentando gli attacchi in Turchia. Il minorenne (fermato nell’ambito dell’operazione all’alba di ieri e considerato dagli inquirenti tra le persone più esaltate del gruppo) afferma: «Mi sono sentito molto soddisfatto (per quanto avvenuto in Turchia)... Adesso dobbiamo dare a San Marco». Bekaj prova a dire che l’Italia non c’entra, che non sta combattendo l’Is. Interviene Babaj: «C’è anche l’Italia! Anche l’Italia ha mandato soldati e altro, anche se indirettamente, non sembra ci siano, ma in realtà ci sono anche perché nell’Onu sono inclusi tutti i Paesi». Anche la Russia finisce nell’elenco dei nemici dell’Is. Sul suo profilo Facebook, Bekaj se la prende con Putin, definito taghut, ovvero “persona adorata all’infuori di Allah”, e commenta: «Se avete bisogno di carta igienica per i vostri sporchi bisogni, contattatemi in privato, ho tutti i profili dei taghut, cominciando dal più sporco Putin, che Allah lo distrugga».
 
 Londra. In quello stesso appartamento, considerato il quartier generale dell’organizzazione, il gruppo è riunito il 22 marzo. Poche ore prima, Londra è stata colpita da un attentato di matrice terrorista davanti al Parlamento. Dake Haziraj chiede: «Hey avete visto cosa è successo a Londra? Hanno ucciso 2-3 e 12-13 feriti, uno con la barba». E Bekaj: «Ha fatto proprio bene». 
 
Pronti a partire. Era un’adesione totale alla jihad, quella dei tre uomini arrestati. È il loro stesso “capo” a chiarire il principio cardine su cui si basa la loro missione: «Se domani faccio il giuramento, se domani faccio il giuramento e mi danno l’ordine, sono obbligato ad ucciderli tutti. Allah ha detto, nello stesso modo».
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 L’auto addestramento. È nell’appartamento di San Marco 1776 che il gruppo si riunisce anche per guardare video per l’auto addestramento. Ne visionano uno in cui si parla di un uomo che viene fatto saltare in aria con una bomba tenuta nello zaino. «È un grande», commenta Babaj, «le ingiustizie fatte in questo mondo verranno restituite/ricambiate da Allah in questo mondo, prima ancora di arrivare nell’altro mondo». Poi parte un video in francese in cui viene insegnato l’uso del coltello per uccidere. «Non deve essere di quelli usati quotidianamente, non deve essere troppo piccolo e deve essere affilato». A seguire, l’analisi dei punti dove meglio colpire: la gola, il torace, l’arteria femorale. Bekaj dice di dover tagliare la testa a un qualcuno non definito. E poi la forma fisica. Babaj e Haziraj frequentano palestre del centro storico tre o quattro volte alla settimana ma fanno anche esercizi a casa, a corpo libero e con i pesi. 
 
Il viaggio in Siria. È Babaj a dare indicazioni operative ai suoi su come raggiungere i luoghi di guerra: «L’ho studiata bene, prima si va in Egitto e dall’Egitto entrare là è più facile. Ci sono dei corridoi... Andare in Egitto dal Kosovo è possibile» Paura delle forze dell’ordine. Il gruppo sa di compiere azioni illecite e si preoccupa delle possibili conseguenze. Ipotizzano che Bekaj possa essere arrestato, suppongono di poter essere intercettati. Si dicono di dover fare attenzione con i telefoni e su WhatsApp, oltre ai profili social (Instagram e Fb utilizzati per il proselitismo) che devono essere visibili solo agli amici. E se dovessero andare in carcere? Bekaj dice che la cosa non lo smuove neanche un po’.
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 Rischio reiterazione. Scrive il gip Scaramuzza nell’ordinanza: «Non si tratta di soggetti appartenenti a “cellula dormiente” il cui scopo è solo partire per la Siria, ma di soggetti che sono assolutamente determinati a commettere attentati in Italia». Il pericolo di reiterazione del reato è «evidente, intensissimo e soprattutto attuale».
 
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