Sciopero del panino, Ames nega l’uso delle mense ai bimbi

MESTRE. Si chiama sciopero del panino e sembra che nessuno riesca a digerirlo. È scontro aperto tra il Comitato genitori che chiede che il buono pasto venga ripristinato al prezzo che aveva prima del commissario Vittorio Zappalorto e l’amministrazione comunale che ribadisce che si sta facendo il possibile. Entrambi sostengono di avere ragione, nessuno tende la mano all’altro e ognuno sfodera dati e numeri per dimostrare di aver ragione.
Oggi in una dozzina di istituti i bambini, anziché mangiare in mensa, tirano fuori dal loro zainetto un panino per mangiarlo in aula o in altri spazi. La mensa infatti è fuori uso, almeno per chi si porta il pranzo al sacco. La società Ames, incaricata della gestione dei pasti, mercoledì 24 ha inviato un comunicato chiaro che annuncia che chi si porta il panino dovrà trovare un posto per pranzare fuori dei refettori dato che la responsabilità per qualsiasi episodio è della società: «La compresenza del medesimo locale di alimenti di diversa provenienza», si legge, «la cui salubrità non è stata accertata ed il rischio del verificarsi di possibili allergie alimentari (…) comporta che l’utilizzo degli spazi venga utilizzato solo per i pasti forniti dalla ristorazione scolastica».
Nessun problema per i genitori che hanno risposto con tranquillità che i bambini mangeranno in classe. In particolare, nella scuola di Chirignago, dov’è prevista un’adesione superiore al 90%. Per adesso genitori e amministrazione sono andati avanti a suon di botta e risposta. I genitori ribadiscono come sia inaccettabile che da 3.85 si sia arrivati a 4.25 euro e che il prezzo del buoni pasto non corrisponda alla qualità del servizio, né sia tra i minori del Veneto. Sempre ieri l’assessore alle Politiche Educative Paolo Romor ha specificato a riguardo: «Il tetto del 60% di copertura a carico degli utenti del costo complessivo di tutti i pasti forniti, che in campagna elettorale era stato richiesto al sindaco di ripristinare, è pienamente rispettato, dal momento che, attualmente, tale rapporto risulta pari al 52,60%. Il Comune per servizi educativi e scolastici stanzia 32 milioni, otto milioni di euro per il settore mense. Su 14.075 utenti, 2.530 sono esenti per reddito (quasi il 90% risultano totali) che la guardia di Finanza sta verificando. Le tariffe risultano inferiori alla media del Veneto».
Eppure i numeri dei genitori non sono gli stessi: «I numeri dei genitori sono attendibili», ha detto l’ad di Ames, Gabriele Senno, «ma non tengono in considerazione diversi fattori che, se qualcuno volesse venire a chiedere meglio, sono pronto a spiegare. Per esempio la specificità di Venezia, i trasporti alle isole e la variante dei pasti diversificati. Io sono qui per costruire qualcosa insieme, ma che sia costruttivo perché mi sembra che non sia questa la direzione».
I genitori la vedono allo stesso modo, ma da un’altra angolatura. Molti di loro, soprattutto le famiglie con più di un figlio, si vedono in seria difficoltà perché, alla fine del periodo scolastico, quei pochi centesimi, diventano circa 180 euro in più.
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