«Salviamo il Nuovo Trionfo, l'ultimo trabaccolo della laguna»

VENEZIA. Ha 90 anni ed è l’ultimo trabaccolo della laguna, l’ultimo testimone di quella marineria veneziana che Canaletto, Bellotto, Guardi immortalavano nei loro quadri, quasi fosse un’istantanea di cronaca: decine e decine di imbarcazioni cariche di merci, ormeggiate davanti a palazzo Ducale. Tabaccoli, appunto, per portare pietre dall’Istria, vino dalla Puglia, legno dalla Dalmazia.
Il Nuovo Trionfo cerca aiuto: adottato da 140 soci che ci hanno investito tempo, passione e danaro - riuniti in un’associazione che vede presenti anche i presidenti di molte remiere e di altri comitati che si occupano di marineria, a testimonianza che l’operazione salvezza Nuovo Trionfo contagia chi ama la laguna - il trabaccolo ha bisogno di nuova passione e aiuti. Nonostante i molti interventi fatti in questi anni la poderosa imbarcazione rischiava, infatti, di affondare.
Ora è stata riportata a nuova vita, dopo un anno di lavori nel cantiere di Luca Casaril, a Cannaregio: basti pensare che è stato sostituito il paramezzale, la potente colonna dorsale della barca. A maggio, il varo. Un recupero per il quale i soci - che hanno anche acceso un mutuo per sostenere i 100 mila euro di spesa - lanciano ora un appello.
«Siamo arrivati ad un punto strategico: il lavoro è raddoppiato rispetto alle previsioni e le difficoltà economiche sono notevoli», commenta Massimo Gin, presidente dell’associazione Nuovo Trionfo, «quando sono state tolte le coperture interne che aveva fatto il vecchio proprietario, è saltato fuori l’inimmaginabile. Per scelta, abbiamo voluto affidare il Nuovo Trionfo ad un cantiere veneziano - come quello di Luca Casaril - per sostenere la cantieristica veneziana, per un restauro assolutamente filologico e perché questo trabaccolo è un patrimonio di tutta la città, perderlo significherebbe uccidere una parte della storia di Venezia: dalla fine dei Seicento fino alla Guerra Mondiale il bacino di San Marco ne era pieno».

Da qui la richiesta a tutti gli appassionati di partecipare a quest’avventura, come potranno: dai 50 euro dell’iscrizione con libro-racconto, ai 100 con tour in laguna, 500 con disponibilità della barca per 20 persone, fino ai 1000 euro della quota che dà diritto al proprio nome sull’albero maestro e la disponibilità della barca per 40 persone. In questo modo si potrà sostenere non solo il restauro del trabaccolo, ma il suo ritorno alla vita attiva: «In questi anni abbiamo fatto conoscere la laguna a centinaia di bambini delle scuole: speriamo sia rimasta loro nel cuore l’educazione al rispetto della laguna e quando andranno in barca non correranno, saltando con i barchini», prosegue Gin, «torneremo in acqua lungo la rotta per l’Istria e lungo la costa italiana: il trabaccolo deve diventare una nave scuola».
La compagnia chiede poi l’inserimento della tipologia “trabaccolo” nella lista delle imbarcazioni tradizionali - oggi deve pagare la tassa di ormeggio, come fosse uno yacht - e Giovanni Giusto, delegato del sindaco alla tradizioni, ha promesso il suo sostegno. Ma la parola finale spetta alla Regione.
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