Rischio statico, 7 campanili osservati speciali
Pronto il rapporto scientifico sul rischio per monumenti e palazzi. Migliorate le condizioni di quelli che sono stati a lungo i grandi "malati": il campanile di Santo Stefano e quello dei Frari

Di fianco il Campanile della chiesa di San Geremia Più a destra quello della chiesa di San Giacomo dall’Orto
VENEZIA. Venezia sotto osservazione statica, a cominciare dallo stato di salute dei suoi oltre ottanta campanili e alle forme del degrado delle murature dei suoi edifici, studiando come contrastarle. Soprintendenza, Corila - il Consorzio di ricerca lagunare - e Iuav pronti a fare il punto. L'occasione sarà, tra poche settimane, il convegno internazionale A Venezia per Venezia - in programma il 16 e 17 maggio - in cui saranno presentati tutti i risultati delle ricerche condotte dalla tre istituzioni, anche in collaborazione con i Ministero della Ricerca e dei Beni Culturali, per la conoscenza e la conservazione delle costruzioni veneziane. Un quadro d'insieme che si vuole offrire anche alle autorità veneziane, per stabilire come muoversi in futuro, vista anche la ridotta disponibilità di risorse per la manutenzione fisica della città, dei suoi monumenti, dei suoi palazzi.
Tra i grandi osservati appunto, i campanili veneziani con i risultati degli studi relativi alla loro stabilità strutturale e la possibile vulnerabilità in caso di terremoti, condotti da Iuav e Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia. Migliorate le condizioni di quelli che sono stati a lungo i grandi "malati": il campanile di Santo Stefano e quello dei Frari, accanto a quello della della Basilica di santa Maria Assunta a Torcello, che è addirittura a rischio di crollo e per il quale il Ministero dei Beni Culturali ha appena stanziato un milione di euro proprio per un intervento urgente.
Sono sette, in particolare, i campanili sotto osservazione, perché, nel caso di un terremoto importante, presentano i maggiori rischi teorici di collasso: sono quelli di Santa Maria della Misericordia, di San Pietro di Castello, della Madonna dell'Orto, di San Sebastiano, di Sant'Antonin, di Santa Maria dei Carmini e di San Francesco della Vigna. Non ci sono, appunto, i campanili di Santo Stefano e quello dei Frari - con lo spostamento di circa 2 centimetri di quest'ultimo verso l'abside della chiesa - che sono quelli in cui negli ultimi anni si sono maggiormente concentrate le cure e gli interventi di Soprintendenza e Beni Culturali proprio per l'aumento di pendenza. La torre campanaria quattrocentesca di Santo Stefano ha cessato di inclinarsi, dopo aver accumulato nei secoli una pendenza di quasi due metri dal suo asse.
Discorso analogo per il campanile della Basilica dei Frari, dopo l'ultimo intervento di messa in sicurezza, che ha in pratica «sganciato» la torre campanaria dalla chiesa, con benefici per la sua pendenza.
Qualche motivo di ansia per il campanile della chiesa di San Geremia che, sulla base dei parametri del monitoraggio di Iuav e Beni Culturali non presenta particolari criticità sul piano sismico, ma che presenta invece fessurazioni che destano qualche preoccupazione sulla sua tenuta nel tempo. Sulla base del monitoraggio compiuto da Iuav e Beni Culturali sugli 85 campanili veneziani è stata comunque realizzata una banca dati contenente per ciascuno di essi, rilievi conoscitivi, valutazione di vulnerabilità e di rischio sismico ed eventuali interventi di miglioramento da attuare - finanziamenti permettendo - per migliorarne la sicurezza. Gli altri posti maggiormente sotto controllo sono i campanili dei Gesuiti, di San Zaccaria, di San Nicolò dei Mendicoli, di San Cassian, di San Giacomo dell'Orio, di San Stae, di Sant'Aponal, di San Silvestro, di Santa Caterina di Mazzorbo e di San Donato a Murano. Ma nel convegno non si parlerà solo di campanile, ma si presenterà ad esempio anche la catalogazione degli intonaci antichi di Venezia e gli studi sui dissesti dell'edilizia civile - presentandone anche una prima casistica sistematica - e i risultati dei monitoraggi sulle strutture monumentali della città, comprese le facciare di Palazzo Ducale e lo stesso ponte di Rialto.
Ma si toccherà anche il tema del degrado fisico delle murature degli edifici veneziani legato all'azione dei sali e all'umidità di risalita, con i possibili rimedi per «lavarle» e desalinizzarle. E quello, che fa discutere - come è avvenuto per gli esiti degli interventi recenti sulle Procuratìe Nuove - su quanto pulire la pietra nel caso di restauro nel caso dei restauri delle facciate.
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