Rifugiati a Jesolo, scontro tra vescovi e Zaia

CAVALLINO - I vescovi del Triveneto rispondono in maniera dura al "niet" con cui il presidente della giunta regionale, Luca Zaia, aveva affrontato il problema dell'arrivo degli 85 profughi da Lampedusa (in maggioranza donne e bambini) nel centro della Croce rossa di Jesolo. Zaia era stato quasi sprezzante: "Se fossi il sindaco di Jesolo - ha affermato - direi di no. Abbiamo già dato".
Presentando la centesima edizione della "Giornata mondiale del migrante e del rifugiato", che si svolgerà il prossimo 19 gennaio a Mestre, il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, che è presidente della Conferenza episcopale triveneta, ha risposto che: "La politica deve farsi carico dei problemi e questo è un problema. Come uomini e credenti dobbiamo guardare ai Lampedusani che salvano e accolgono nelle loro case chi sta per annegare. Ma poi non deve bastare l’iniziativa personale. La politica deve dare risposte a fatti che fanno scalpore, magari per 24 ore, ma che poi la politica non deve dimenticare".
Una bacchettata allo stesso Zaia che, solo lo scorso luglio, aveva proposto il premio Nobel per la Pace a quelli che aveva definito "i meravigliosi abitanti di Lampedusa". Poi, dopo appena sei mesi, lo stesso Zaia chiude la porta a quegli stessi rifugiati salvati a Lampedusa.
Moraglia ha anche "disarmato" il leghista Zaia dall'uso della "identità veneta". Il patriarca ha infatti notato: "Capisco i disagi, capisco che certe popolazioni siano sotto una pressione maggiore di altre, però sono convinto che la cultura veneta oltre ad amare la propria identità, com’è giusto, sia anche una cultura capace di accogliere e penso che non si possa essere da meno di quelle persone che con le loro braccia, a Lampedusa, hanno soccorso profughi che stavano per annegare a pochi metri dalla costa italiana»
Sulla cittadinanza ai figli di migranti, nati e residenti in Italia, il patriarca invita ad affrontare lo ius soli «non come un motivo di scontro ma come un'occasione per ragionare con pacatezza su questa questione a prescindere dalle singole posizioni». «Lo ius soli - ha detto Moraglia - deve essere guardato come un cammino, bisogna guardare alla persona come risorsa e non come pericolo». «Lo ius soli - ha aggiunto - è una sfida, non è questione di ideologia perché se si seguirà questo percorso non si farà mai un passo in avanti». Per Moraglia si è a costante rischio di degenerazione ma «la fatica di chi ha una politica di ampio respiro è quella di cercare di trasformare le questioni problematiche in opportunità. Il rischio è quello di politicizzare uno scontro dove poi alla fine viene fatto pagare a delle persone e sono delle persone fragili».
Riproduzione riservata
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia