Resistenza e bòcoli. Venetisti, è polemica

VENEZIA. Il 25 aprile è “la” festa. Celebrazione italiana della Liberazione dagli orrori del nazifascismo e festa tutta veneziana per il suo patrono, San Marco, con in più quel piacere trasversale per la tradizione, con il dono del “bòcolo” che non può mancare tra innamorati.
Eppure, l’anno scorso finì in tafferugli, tra venetisti accorsi a centinaia in piazza San Marco per struggersi per l’indipendenza del Veneto e i centri sociali, che al gonfalone infilarono il passamontagna, in nome dell’antifascismo e dell’unità nazionale. Quest’anno non c’è nell’aria odor di scontri, ma le polemiche non mancano.
Da giorni, il Comitato Bandiera Italiana segnala alla Prefettura di Venezia il susseguirsi di post su Facebook di gruppi indipendentisti, che, come già l’anno scorso, si danno appuntamento in Piazza San Marco per inneggiare al “Veneto Libero”.
«Una manifestazione politica proibita dal regolamento sull’area marciana», ricorda il presidente Oliviero Cassarà, «per altro accompagnata da una serie di post nei quali si invita a decapitare il monumento a Vittorio Emanuele, a far “esplodere” piazza San Marco o togliere la targa dedicata a Garibaldi in Piazza. Non pensiamo assolutamente che tutti gli indipendentisti siano violenti, ci mancherebbe, ma chi esprimere messaggi d’odio compie un reato». Il Comitato ha chiesto di impedire l’accesso in Piazza ai venetisti, ma la richiesta è caduta nel silenzio. «A noi è stato negato di commemorare Daniele Manin davanti alla sua tomba, accanto alla Basilica, proprio per il divieto di manifestazioni in Piazza», prosegue Cassarà, «ci siamo dati così appuntamento alle 8.45 in campo Manin, per la commemorazione storica e per l’occasione abbiamo rifatto la bandiera di Manin: 4 metri per tre, creata dalla Repubblica di San Marco nel 1848-1849, con un leoncino dorato sul tricolore italiano, proprio per lanciare il messaggio che si può essere sia veneziani e veneti, sia cittadini italiani, europei e del mondo».
L’anno scorso sono stati un migliaio i venetisti riuniti a San Marco: per oggi sono programmati quattro treni speciali in arrivo da tutto il Veneto. A San Marco, come già l’anno scorso, il Comune ha organizzato un corteo storico e una celebrazione di quel che fu la Serenissima. «Nessuna politica, abbiamo semplicemente ottenuto quello che prima incredibilmente non c’era: poter finalmente festeggiare il patrono della città», commenta Giovanni Giusto, delegato del sindaco alle Tradizioni storiche, «piazza San Marco è il luogo ideale e lì ci riuniamo per festeggiare, ricordando la cultura di chi ci ha preceduto e che ci ha trasmesso, per dimostrare continuità. È una festa di popolo, il gonfalone è la bandiera di Venezia e dei veneti, come San Marco è il patrono della città e del Veneto. È normale festeggiarlo. Un momento di grande aggregazione, legati ai valori di chi si riconosce in San Marco, devoti o no. Un programma di recupero delle tradizioni. Spero che sia compreso dalle migliaia di persone in Piazza, senza cadere nelle provocazioni di singole persone che cercano di infiltrarsi per demolire un grande recupero e festeggiare il patrono della grande città». Dalle 15.45, dunque, corteo storico popolare lungo la Piazza per concentrarsi poi sotto l’Ala Napoleonica dove, su un palco, si terranno esibizioni legate alla storia di Venezia: il racconto della fondazione della città, la sfida tra Nicolotti e Castellani. Infine, l'Inno di San Marco.
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