Renzi annuncia un patto per Venezia

Tra le priorità sollecitate da sindaco Brugnaro ci sono i finanziamenti della Legge speciale e le bonifiche di Marghera
Di Alberto Vitucci

Il premier Renzi potrebbe tornare in laguna a fine settimana, forse sabato mattina, per sottoscrivere il “patto per Venezia”. Lo ha annunciato lui stesso nella sua newsletter Enews. «Fra giovedì e venerdì», scrive il capo del governo, «firmeremo i Patti con la Regione Lombardia e le città di Genova e Venezia».

Una promessa lanciata la settimana scorsa in diretta radio durante il convegno tra sindaci organizzato a Milano dal Foglio. «Faremo un patto per Venezia», aveva promesso Renzi al sindaco Luigi Brugnaro. Strappandogli in cambio un’apertura sul referendum. «Non farò campagna ma voterò sì», aveva detto il sindaco, «e se vince il no non sarà la fine del mondo». Da mesi Brugnaro tallona il premier nel ricordargli le promesse mancate, gli impegni disattesi del governo e le necessità della città.

Marghera. Si parte dai 280 milioni di euro, somma ritenuta necessaria per completare i marginamenti di Marghera e avviare la bonifica e dunque il rilancio dell’area industriale dismessa. Una delle priorità indicate nel programma dell’amministrazione per rilanciare Marghera e creare posti di lavoro. «Nel patto», ha chiesto Brugnaro, «dovranno essere codificate le nuove procedure, snellimenti burocratici e tempi certi per eventuali investitori. Trattative che vanno avanti da un anno con i ministeri dell’Ambiente sulle modalità per avviare le bonfiche. Ma ancora nulla si muove.

Legge speciale. Secondo punto del “patto”, i finanziamenti della Legge speciale. Un meccanismo fermo da tempo, da quando nei primi anni Duemila fu varata la Legge obiettivo dirottando le risorse sul Mose. Da allora, per decisione del ministro Lunardi, i finanziamenti del Mose li dava direttamente il Cipe. Per qualche anno si era ottenita una piccola percentuale per la città. Poi, dal 2008, più nulla. La manutenzione della città, lo scavo dei rii e il restauro degli edifici attendono la ripresa del flusso dei finanziamenti. Significa non soltanto interventi e restauri, ma anche la ripresa dell’economia locale, in grave crisi.

Accessibilità al porto. Un altro punto riguarda gli interventi per garantire l’accessibilità al porto. In ogni occasione pubblica il sindaco ripete che quanto detto dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. «Il via libera al Mose prevedeva un patto che non è stato rispettato». La conca di navigazione costruita nei primi anni Duemila dal Consorzio Venezia Nuova su richiesta del Comune» allora il sindaco era Paolo Costa «si è rivelata subito inadeguata. Troppo piccola per far entrare le grandi navi mercantili e anche quelle da crociera nell’eventualità dello spostamento del terminal. Se la conca non sarà adeguata - e ci vogliono centinaia di milioni euro - il Comune chiede accelerazione sul progetto Off-shore. Una partita complicata, che vede come prima mossa anche la nomina del nuovo presidente del Porto. Brugnaro ne ha parlato con il ministro Delrio la scorsa settimana, portandolo in sopralluogo in laguna. Ma la decisione, a quanto pare, non arriverà prima dello spoglio del referendum del 4 dicembre.

Turismo. Capitolo a parte per il turismo e l’autonomia impositiva del Comune. Il sindaco chiede da un anno la possibilità di poter far cassa con le entrate del turismo applicando tariffe differenziate. O di applicare una Ztl pedonale per controllare i flussi nella città storica. Ma questo forse nel Patto non entrerà perché ha bisogno di tempi più lunghi.

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