Regolamenti, ma non bastano
I Comuni hanno le mani legate per contrastare con efficacia il fenomeno
JESOLO. I Comuni hanno tentato di arginare le ludopatie con appositi regolamenti, per lo più limitati solo al contingentamento di orari e distanze dai luoghi sensibili e spesso poco efficaci, perché la legge li limita molto. Il progetto “Fare Comune” propone alle amministrazioni di dotarsi di uno specifico strumento di regolamentazione delle sale da gioco e delle apparecchiature elettroniche per il gioco lecito, per la raccolta di scommesse e per la pratica e l’esercizio di giochi con vincita in denaro in genere, sia in termini spaziali (localizzazione e distanza da luoghi sensibili), sia in termini temporali (definizione orari), mediante l’introduzione di distanze da luoghi sensibili, di requisiti strutturali specifici per i locali in cui è praticato il gioco, di obblighi informativi alla clientela, di limiti alla pubblicità, di fasce orarie di apertura e di misure rispondenti alle “best practices” suggerite dalla Prefettura.
«Uno dei fattori che interviene nel gioco d’azzardo è l’illusione di controllare la sorte», spiega la psicologa Laura De Faveri, «di avere il controllo su situazioni incontrollabili. Si può parlare di giocatore d’azzardo se la persona non si ferma mai né davanti alle vincite, né davanti alle sconfitte. Infatti spesso i giocatori sottovalutano e minimizzano le perdite ed enfatizzano le vincite. Alcuni psicologi hanno ipotizzato che la persona che gioca d’azzardo entra in un meccanismo masochistico in cui dopo aver perso, spera inconsciamente di perdere ancora per punirsi. Altri sostengono che il gioco d’azzardo serva per aumentare il livello di attivazione e superare la noia».
«Dietro a ogni persona ci sono altrettante motivazioni al gioco, tuttavia si può ipotizzare una fatica ad accettare che alcuni eventi della vita sono fuori dal nostro controllo e che azzardare non cambia questa realtà anzi, può togliere anche parte del controllo che abbiamo sulle nostre vite».
(g. ca.)
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