«Qui non sto bene»: docente di 65 anni si getta nel vuoto

MOGLIANO. Un gesto estremo, un dolore privato che si trasforma in un tragico fatto di cronaca. Ieri mattina Ciro Verde ha deciso di morire, gettandosi dal terrazzino di casa, al settimo piano del palazzone al civico 40 di via dello Scoutismo.
«Non mi sento più di questo mondo», aveva confidato negli ultimi giorni ai suoi familiari. Da molti anni l’insegnante, originario di Napoli, lottava contro la depressione. Gli amici, e qualche conoscente, lo sapevano. Malgrado la scelta di farla finita, in futuro, non potranno che essere altri gli episodi e le qualità per cui verrà ricordato. La giovialità, la passione, la simpatia, il talento: trasferitosi a Mogliano nel 1978, aveva lavorato fino all’anno scorso come insegnante nel laboratorio di elettronica all’Itis Levi di Mirano. È lungo l’elenco di passioni che animavano il suo tempo libero e che l’avevano fatto conoscere a molti concittadini: giocava a tennis, amava il biliardo, la poesia, la musica, adorava trascorrere del tempo sulla sua piccola barca. Ieri, all’età di 65 anni, il suo ultimo tragico volo, da quasi 30 metri di altezza, attorno alle 10.15 di mattina, ha messo fine a tutto questo. Dopo l’impatto è morto sul colpo. La moglie, Carmela, in quel momento era al supermercato sotto casa. «Avevo appena pagato alla cassa e stavo per uscire, quando ho sentito urlare e gridare che uno si era buttato», racconta, «ho temuto subito che potesse essere lui, mi sono avvicinata e l’ho visto. Poco prima gli avevo anche chiesto se voleva scendere a fare le spese con me, ma aveva voluto rimanere a casa».
Sul posto sono intervenuti i soccorritori del Suem e i carabinieri. Ciro Verde nell’ultimo anno aveva superato diversi ostacoli: nel maggio del 2015 aveva avuto un ictus e in seguito era stato operato alla carotide, a febbraio di quest’anno era stato ricoverato per due mesi a causa di un’intossicazione da farmaci, era finito in coma per quattro giorni. «Al suo risveglio» racconta la figlia Chiara «gli avevo fatto ascoltare Pino Daniele e si era commosso». Dopo la riabilitazione era tornato a casa a fine aprile. Tutto sembrava ormai archiviato, avrebbe potuto tornare alle sue acrobazie con la stecca, alle sue partite al Tennis Club, a intrattenere gli amici con le canzoni della tradizione napoletana, chitarra e voce. «Scriveva poesie e canzoni» raccontano i famigliari «abbiamo pacchi di fogli con le sue opere». «Era riuscito a ottenere il prepensionamento, e pochi giorni fa erano arrivati i primi accrediti in conto. Dovevamo festeggiare, con una cena da Pino, a cui era molto affezionato» racconta la moglie.
Ciro Verde lascia la moglie Carmela, di origini pugliesi, la figlia Chiara, la nipotina, il fratello, la suocera e i parenti ancora residenti a Napoli.
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