Questore, linea dura: Per sconfiggere la baby gang serve il metodo via Piave

Masciopinto spiega come intervenire per stoppare il fenomeno: Sinergie e massima collaborazione con l’autorità giudiziaria
Fotoagenzia Candussi / Mion / Via Poerio , Mestre / Festa per il 167 anniversario della Polizia
Fotoagenzia Candussi / Mion / Via Poerio , Mestre / Festa per il 167 anniversario della Polizia

MESTRE. «Noi qui abbiamo un modello che può segnare una strada e un metodo: via Piave. Voi sapete cosa ha significato questo metodo, l’approccio di grande sinergia e collaborazione con l’autorità giudiziaria: ha portato a un grande risultato. Quello è un modello. E con questo stesso modello noi risponderemo anche agli altri stati di crisi. Se mi chiedete delle baby gang, quello è il nostro modello con cui risponderemo. Un modello che sul territorio è collaudato e che ha portato grandi risultati, soddisfazioni e riconoscimenti dei cittadini». Così il Questore di Venezia Maurizio Masciopinto. La vicenda della baby gang irrompe sulla Festa della Polizia che ieri, al Museo M9 di via Pascoli, ha celebrato il 167° anniversario della fondazione. Irrompe anche perché il sindaco Luigi Brugnaro è apparso parecchio irritato per una situazione che si trascina da mesi e sembra non trovare soluzione. Anzi, crea sempre più allarme con episodi di violenza gratuita ai danni di persone che sono aggredite per strada da veri e propri branchi di ragazzini. Sono almeno dodici, le persone finite all’ospedale dopo i pestaggi.

Un mondo, quello delle baby gang, in continua evoluzione anche nella nostra città. Non è certo una banda strutturata come lo era quella dei nigeriani smantellata, con il modello via Piave, a luglio dello scorso anno. «Evolvono è vero, ma i nostri percorsi devono essere strettamente nell’ambito di quello che prevede la legge. E quindi ecco perché faccio richiamo a un modello, perché è il metodo con il quale approcciamo ad un problema a consentirci il successo. Poi ognuno faccia la sua parte. Voi sapete che la legalità di un territorio è un puzzle in cui ogni tessera si deve incastrare con precisione. Noi facciamo la parte criminale, tra virgolette, gli altri facciano la parte sociale». Come dire che non ci può essere solo risposte repressive, ma un’attenta analisi con conseguenti interventi, sulle famiglie dalle quali provengono questi ragazzini. Diverse hanno problemi di lavoro e difficoltà a seguire i figli.

Maurizio Masciopinto non ha voluto parlare delle indagini su cui stanno lavorando i «miei collaboratori. Queste sono informazioni che il Questore che non ha ruolo di ufficiale di polizia giudiziaria, può conoscere. Diciamo». Minorenni o meno, sulla punibilità dei responsabili, il Questore ha ribadito: «Chiunque commette un reato si deve aspettare la punizione dello Stato. E un principio di vita, tanto più quando ci muoviamo su un terreno di illegalità». Punizione che non riguarderà, i tredicenni coinvolti nelle aggressioni. Per legge non sono punibili.

A preoccupare in questo momento il Questore è la risonanza mediatica che sta avendo questo fenomeno che dura oramai dallo scorso autunno. «Mi preoccupa che in un territorio dove i valori di sicurezza sono elevatissimi, un problema molto sociale sia diventato un problema anche di sicurezza. Questo mi preoccupa. Come ho detto oggi la comunicazione, attraverso i social media fa sì che un problema sociale diventi molto spesso un problema di sicurezza. Non voglio dire che questo non sia un problema di sicurezza». —


 

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