«Quel faro disattende la legge regionale»

Parla il dirigente dell’Istituto nazionale di astrofisica. «L’iniziativa del sindaco poteva essere più sobria e intelligente»  

MESTRE. Il faro “Ramses II” puntato sul cielo notturno per tre mesi, voluto dal sindaco di Venezia per celebrare il Centenario di Porto Marghera, ha finito per mobilitare la comunità scientifica internazionale degli astronomi e molti cittadini.

Per il momento il Comune tace, si aspettano risposte almeno nelle prime riunioni utili di commissione per far fronte alle interpellanze presentate a Ca’ Farsetti e alle interrogazioni depositate in consiglio regionale sul medesimo argomento. Massimo Turatto è un astronomo padovano di fama internazionale: ha fatto ricerche in Armenia, Cile (Telescopio europeo La Silla), Germania (Osservatorio Monaco) ed è stato direttore degli osservatori astronomici di Trieste e Padova e attualmente è dirigente dell’Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica.



L’Unione internazionale degli astrofili ha chiesto al sindaco di Venezia di spegnere al più presto il potente faro. Lei come astronomo che ne pensa?

«Da anni, in Italia e nel mondo, si parla di inquinamento luminoso, quella grave forma di inquinamento prodotta dalle attività umane che rende il cielo luminescente e lattiginoso, e ci impedisce di ammirare il cielo stellato. Naturalmente tra i più convinti oppositori a questo fenomeno ci sono gli astronomi, professionisti e non, che fanno sempre più fatica ad osservare il cielo. Se Galileo ha fatto le sue sensazionali scoperte nel ‘600 dal cortile di casa, nei pressi della Basilica del Santo, a Padova, oggi per vedere anche solo le stelle più brillanti bisogna allontanarsi di decine di chilometri dai centri abitati. A questo tema l’Unesco ha dedicato una serie di attività nel 2015, Anno Internazionale della Luce, ed un volume dal titolo “Il diritto a cieli scuri”».

Acceso Ramses II, illuminata fino a marzo Porto Marghera.
Foto Agenzia Candussi/Scattolin/ Marghera, Banchina Molini 30/ Luci e colori a Porto Marghera: accensione del Faro Ramses II


Si potrebbe obbiettare che a preoccuparsi è solo la piccola comunità degli astronomi?

«Il problema non riguarda solo un manipolo di studiosi del cielo, che per lavorare devono installare i loro strumenti nei deserti più remoti o in orbita attorno alla Terra. Il problema dell’inquinamento luminoso è di interesse globale perché altera gli equilibri naturali e danneggia gravemente l’ambiente. Si tratta di tutelare il diritto dei nostri figli a poter ammirare il cielo stellato, ma soprattutto di prevenire i rischi che una illuminazione incontrollata faccia danni a livello biologico visto che si sono riscontrate variazioni nella fotosintesi delle piante, nell’impollinazione dei fiori e può sopprimere la melatonina che regola il ritmo veglia-sonno nell’uomo».

Arpav e Osservatorio regionale sull’inquinamento luminoso hanno proposto al Consiglio regionale la revisione delle norme che disciplinano azioni come quella del faro accesso da Brugnaro. Condivide?

«Il Veneto è tra le poche Regioni italiane che si sono dotate una legge, la numero 17 del 2009, per il contenimento di questo forma di inquinamento ed il risparmio energetico nell’illuminazione per esterni. E’ per questo che non si può rimanere che perplessi nell’apprendere che il Comune di Venezia disattende in maniera così sfacciata i principi ispiratori della legge regionale proiettando un faro della potenza di 72 mila watt verso il cielo per una celebrazione che può essere fatta in maniera più sobria ed intelligente».

Restare al buio di notte per salvare la visibilità della Via Lattea non le sembra troppo?

«Salvaguardare il cielo notturno non significa rimanere al buio, bensì illuminare bene e solo ciò che serve. E si può fare, usando proiettori che evitano sprechi energetici e dispersione di luce, e quindi anche di denaro pubblico, solo nei momenti in cui ha senso illuminare una strada, un edificio o quant’altro. A questo proposito va ricordato l’innovativo intervento per l’illuminazione della Specola di Padova, sede dell’Osservatorio Astronomico. È un esempio virtuoso sia dal punto di vista tecnologico che metodologico, essendo il frutto di una stretta collaborazione tra l’Istituto nazionale di astrofisica, Comune di Padova, AcegasApsAmga, iGuzzini e Arpav. Così è stato dimostrato che è possibile mettere d’accordo chi vuole illuminare i monumenti e valorizzare il patrimonio storico, e chi osserva il cielo per mestiere. Tutto con la certificazione dell’ Arpav».

Ramses II , il mega faro che illumina Marghera


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