«Pronti a fronteggiare l’Ebola ma in Italia non c’è pericolo»

«In un mondo in cui anche le malattie sono globalizzate, dobbiamo essere sempre preparati e allertati come se le epidemie potessero arrivare, anche se poi effettivamente non accade». È con questo spirito che l’Azienda Sanitaria Locale è sempre pronta, oramai da anni, a fronteggiare situazioni di potenziale gravità come potrebbe essere quella del virus Ebola, senza abbassare mai la guardia, con uno schieramento di forze e mezzi completo, grazie ad un reparto di Malattie Infettive altamente specializzato.
A spiegarlo ieri pomeriggio al Centro Le Grazie di via Poerio, il primario del Reparto di Malattie Infettive Enzo Raise, il direttore del Dipartimento di Prevenzione, Rocco Sciarrone, il responsabile del Suem 118, Paolo Caputo, e il direttore dell’Ufficio di Sanità Marittima e Aerea di Venezia, Giacomo Marchese. I medici hanno illustrato le modalità con le quali il territorio fronteggia situazioni di potenziale rischio e il massimo coordinamento esistente tra gli enti competenti. «Oggi in Italia non abbiamo avuto nessun caso di Ebola», ha esordito Sciarrone, «la mortalità sta diminuendo anche nei Paesi colpiti e siamo dotati di un sistema immunitario allenato». La prima cosa da sapere, come ha chiarito Raise, è che l’incubazione ha un periodo di 21 giorni e nei primi sette i sintomi sono simili a quelli influenzali, anche se il virus può manifestarsi senza febbre. Per questo tutto il personale del 118, quando viene contattato al telefono chiede sempre per prima cosa al paziente che manifesta sintomi influenzali da dove viene e se per caso è stato in alcuni dei Paesi a rischio e per quanto tempo ci è stato. Fondamentale il ruolo del triage, addestrato proprio perché siamo a Venezia dunque sempre in contatto con turisti e stranieri da tutto il mondo. Se il paziente presenta una determinata sintomatologia e potrebbe essere contagioso, si mettono in atto le opportune strategie e strumenti. L’Asl 12 è dotata di stanze ad alto isolamento con pressione negativa e tute a scafandro con i filtri. Il primario del 118, ha chiarito come lavorano gli operatori, precisando che la nostra è la prima Asl dello stivale dove alle chiamate del 118 risponde personale che si trova in una caserma del 115, ossia dei pompieri. «La prima cosa che viene chiesto a chi chiama con una determinata sintomatologia è da dove viene, dove è stato, ma lo si faceva già prima».
A breve, inoltre, gli ospedali del Veneto, compreso Mestre, avranno in dotazione una speciale barella (sarcofago) del costo di 11 mila euro prodotta in Israele che consente il completo isolamento del paziente che viene trasportato, dotata di filtri e ogni genere di schermatura. Insomma, la Regione ha un programma bene definito di intervento ed anche il pericolo che potrebbe arrivare da porti e aeroporti, è sotto la lente dell’Ufficio di Sanità Marittima e Aerea di Venezia, che applica un severo protocollo a tutte le merci delle navi che provengono da Paesi a rischio, mentre gli aeroporti autorizzati a far atterrare persone provenienti da Paesi a rischio solo Milano e Roma.
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