Profughi a Jesolo, scontro tra Zaia e i vescovi triveneti

CAVALLINO. Sull'accoglienza ai profughi è scontro tra il presidente della giunta regionale, Luca Zaia, e i vescovi del Triveneto. Il prossimo arrivo di 85 profughi (in maggioranza donne e bambini) da Lampedusa al centro della Croce rossa di Jesolo non viene visto con favore dal presidente del Veneto, Luca Zaia. "Se fossi io il sindaco - ha dichiarato - direi di no. Del resto, in tema di ospitalità, il Veneto ha già fatto abbondantemente la sua parte in passato: adesso la facciano altri, anche perché il problema dell'immigrazione non è un nostro problema".
Da notare che appena lo scorso luglio lo stesso Zaia aveva chiesto di assegnare il Premio Nobel per la Pace ai "meravigliosi abitanti di Lampedusa" che avevano salvato e accolto centinaia di profughi che rischiavano di annegare. Ora dopo appena sei mesi Zaia chiude all'arrivo di 85 di quei profughi salvati dai "meravigliosi" lampedusani.
Ma al "niet" del presidente leghista il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, che è anche il presidente della Conferenza episcopale triveneta, ha ribattuto in modo fermo: "Ci sono 85 persone che chiedono di essere accolte per vivere normalmente. Se Papa Francesco pone la persona al centro, al di là di quello che possono essere anche le visioni ideologiche, credo che bisogna rispettare la centralità della persona". Il patriarca ha affrontato l'argomento durante la presentazione della centesima edizione della "Giornata mondiale del migrante e del rifugiato" che si terrà domenica 19 gennaio a Mestre. "Capisco i disagi, capisco che certe popolazioni siano sotto una pressione maggiore di altre - ha aggiunto Moraglia - però sono convinto che la cultura veneta oltre ad amare la propria identità sia anche una cultura capace di accogliere e penso che non si possa essere inferiori a quelle persone che con le loro braccia, a Lampedusa, hanno soccorso migranti che stavano per annegare a pochi metri dalla costa italiana".
Sulla cittadinanza ai figli di migranti che siano nati e residenti in Italia, il cosiddetto "ius soli", il patriarca di Venezia invita ad affrontare la questione: "Non come un motivo di scontro ma come un'occasione per ragionare con pacatezza su questa questione a prescindere dalle singole posizioni. Lo ius soli - ha detto Moraglia - deve essere guardato come un cammino, bisogna guardare alla persona come risorsa e non come pericolo. Non va affrontato ideologicamente. Il rischio è quello di politicizzare uno scontro dove poi alla fine viene fatto pagare a delle persone e sono delle persone fragili».
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