Proclamato lo stato di crisi per il Veneto orientale

PORTOGRUARO. Il giorno dopo si contano i danni. Sono tanti, tantissimi. La Giunta regionale ha proclamato lo stato di crisi per il Veneto orientale flagellato dall’alluvione e per le aree montane colpite dal maltempo. Al Consorzio di Bonifica del Veneto orientale hanno intanto fatto un po’ di conti. I danni ammontano a un milione, ma per evitare nuove situazioni simili è stato calcolato occorrano dieci milioni per dieci anni di fila. Il trascurato Portogruarese ha quindi bisogno, da qui al 2026, di cento milioni.
Subito, non c’è più tempo. I cambiamenti climatici sono velocissimi, Ora si teme una nuova ondata di maltempo, da oggi e per l’intero weekend. I terreni sono ricolmi d’acqua e il rischio più grave è l’effetto carta velina. Con lo scirocco aumentano i timori, e si spostano pure sulla costa, martoriata dalle mareggiate di sette giorni fa e dall’incubo erosione a due mesi dall’apertura della stagione estiva. L’emergenza alluvione è durata fino alle prime ore dell’alba di ieri. È stata infatti un’altra notte di paura, perché il Lemene, il Reghena e il Versiola sono tornati a salire, per il gioco delle maree, nelle ore notturne di giovedì. Il mare, fortunatamente, è però riuscito a ricevere senza problemi. A salvare il territorio è stato il vento di bora.
All’alba di venerdì sono state riaperte tutte le strade chiuse per l’emergenza. È un elenco di vie molto lungo. A Portogruaro sono stati riaperti tutti i sottopassi e le vie San Biagio, Gaule, Ronchi, alcune strade delle Palazzine, rione già messo a dura prova dall’alluvione del novembre 2014 (dopo il quale i finanziamenti annunciati sono stati dimezzati). Il Lemene si è abbassato ai Mulini, dove l’acqua non è entrata per un pelo. Ma il fiume ha invaso diverse proprietà a Portovecchio e su via Bassa. A Cinto resta chiusa via Bonaldi, dove è stato irrimediabilmente danneggiato il ponte sul Lison. Sembra che la struttura muraria abbia retto, ma occorrono lavori urgenti. Nel frattempo i residenti devono percorrere via Bonaldi entrando da via Zamper.

A Pramaggiore riaperte via Loredan a Blessaglia; e alcune strade di Bisciola, Belfiore e Le Comugne. A Gruaro riaperte già nella serata di giovedì le vie Sant’Angelo, Roma, Marconi e Bagnarola. Lemene in ritirata a Boldara. L’acqua è entrata in una ventina di abitazioni gruaresi. A Fossalta acque ritirate anche dalle stradine di Gorgo e Stiago. A San Michele si contano i danni alle colture di Sant’Anna. A Teglio, dove sono state soccorse numerose persone, sono state riaperte via Udine e via Viola, chiuse per lìesondazione della roggia Lugugnana.
L’assessore regionale alla Protezione civile, Giampaolo Bottacin, ha visitato le zone colpite raccogliendo una corposa documentazione sui danni. La stessa cosa l’ha fatta il Consorzio di Bonfiica. Con la calcolatrice, però. La bolletta dell’energia elettrica è schizzata a 150.000 euro di spesa, cui vanno aggiunti i 20 mila euro di costo di lavoro straordinario dei dipendenti. Fanno notare dalla sede di viale Venezia che “la rete di opere idrauliche preposte alla difesa del territorio portogruarese è ormai sottodimensionata per affrontare condizioni climatiche e di sfruttamento del territorio, molto diverse rispetto a quando fu realizzata».
Gruaro non è mancata la polemica. Alcuni genitori hanno detto di essere stati messi al corrente dell’ordinanza del primo cittadino che imponeva la chiusura delle scuole. Quindi diversi bambini si sono ritrovati fuori dai cancelli. Secca la replica del sindaco. «Ma quale mancanza di comunicazione», si chiede Gasparotto, «ho firmato l'ordinanza alle 7 e ho incaricato l’autista del pulmino che ogni giorno carica gli studenti di avvertire le famiglie che le scuole sarebbero rimaste chiuse. Sono stati anche mandati messaggi via Whatsapp».
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