Predicatori e combattenti, l’Is alle porte

Le indagini svelano un’intensa attività di arruolamento sul territorio: nella rete soprattutto giovani figli di immigrati
20081216 - PALERMO - CLJ - MAFIA:MAXI BLITZ CON 99 FERMI,VOLEVANO RIFONDARE COSA NOSTRA; Un carabiniere stamani davanti la Caserma Carini a Palermo. Ci sono i nuovi capi delle famiglie mafiose di Palermo e provincia tra i 99 fermati dai carabinieri del Comando provinciale. L'operazione Perseo, ordinata dai pm della Dda, ha stroncato sul nascere i progetti criminali dei boss che avevano ricostituito la "commissione provinciale" di Cosa nostra, di cui non era ancora stato deciso il capo. FRANCO LANNINNO & NACCARI / ANSA / COC
20081216 - PALERMO - CLJ - MAFIA:MAXI BLITZ CON 99 FERMI,VOLEVANO RIFONDARE COSA NOSTRA; Un carabiniere stamani davanti la Caserma Carini a Palermo. Ci sono i nuovi capi delle famiglie mafiose di Palermo e provincia tra i 99 fermati dai carabinieri del Comando provinciale. L'operazione Perseo, ordinata dai pm della Dda, ha stroncato sul nascere i progetti criminali dei boss che avevano ricostituito la "commissione provinciale" di Cosa nostra, di cui non era ancora stato deciso il capo. FRANCO LANNINNO & NACCARI / ANSA / COC
VENEZIA Malgrado una lotta al terrorismo isalmico combattuta alla luce del sole da ormai un quindicennio - a partire dall’attentato alle Torri Gemelle per opera di Al Qaeda - la strategia del terrore ha recentemente vissuto una nuova escalation alimentata dall’efferatezza dimostrata dall’Is. Di pari passo il lavoro dell’intelligence, che negli anni si è evoluto con il mutare dei metodi adottati dai terroristi, culminati in Europa con la strage di Charlie Hebdo e la mattanza del Bataclan. Dalle indagini degli ultimi mesi emerge un’attività terroristica che cerca di radicarsi anche in Triveneto, terra di snodo per jihadisti provenienti da Macedonia, Albania, Bosnia e Kosovo in particolar modo per il reclutamento di combattenti: da spedire in Siria o da armare come lupi solitari da immolare per attacchi spot. Non è un caso che le indagini dell’antiterrorismo abbiano portato a tre decreti di espulsione di soggetti pericolosi residenti in quest’area: il macedone Arslan Osmanoski, a Pordenone, il marocchino Jaffar Anass nel Bellunese, e ancora un macedone, Redjep Lijmani, nel Trevigiano.
 
Fermato a Mestre un uomo che reclutava aspiranti terroristi islamici
 
Fondamentalismo e terrorismo. All’indomani della strage al giornale satirico di Parigi, Polizia e Ros rispondono accendendo le luci su trenta potenziali terroristi seguiti e intercettati in Triveneto dall’intelligence: si tratta per lo più cittadini di origine slava immigrati nelle province di Padova, Vicenza, Verona, Venezia e Rovigo. Oltre che nel Bellunese dove viveva Ismar Mesinovic, l’imbianchino partito per la Siria - dove è morto combattendo - con il figlio di due anni dopo un processo di indottrinamento e radicalizzazione messo in atto, sempre in Veneto, dal magrebino Anass Jaffar. La scienza del Corano. Jaffar, un passato nella città di Belluno, era finito nel mirino degli investigatori per le invettive via Facebook, che avevano colpito l’assessore regionale Elena Donazzan in un gruppo seguito da 22.600 utenti di fede islamica. Quindi, aveva attaccato e deriso il sindaco di Padova, Massimo Bitonci.
 
Foreign fighters. In passato, i carabinieri del Ros di Padova hanno condotto accertamenti anche su Mohamed Donghue, ventiduenne marocchino figlio di immigrati residenti nella Trevigiano, iscritto tra i 53 “foreign fighters” partiti dall’Italia per ingrossare le fila dei miliziani nei paesi in guerra nel Medio Oriente. Tra il 2013 e il 2014 avrebbe combattuto con le milizie del Califfato e ora il suo nome spunta nelle relazioni dei servizi segreti. Il suo arruolamento, come molti altri, conferma la mutata strategia di ingaggio che passa per la rete e non per le moschee. Il passaggio fondamentale, nel suo caso, era stato il contatto con il gruppo “Al-Adl-Walhassan” (Giustizia e Carità) con il quale aveva perfezionato il suo indottrinamento alla causa islamica prima di partire per la Siria. Tuttavia, gli effetti della campagna di reclutamento non sono sempre verificabili al di là di ogni ragionevole dubbio: a febbraio dello scorso anno, aveva destato dubbi la notizia di un combattente veneziano, noto come Francesco, morto in battaglia con il nome di Abo’u Izat Al-islam.
 
La black list di imam. Nella lista nera dei predicatori da tenere d’occhio vergata dal Viminale, tra i dodici nomi di imam anche Bilal Bosnic, 42 anni, conosciuto come Cheb Bilal nella comunità wahabita slava di cui è leader, nonché fautore dello Stato islamico. Ha attraversato il nord Italia e il Veneto - tra Trevigiano e Bellunese - per portare la parola di Allah e arruolare giovani da sacrificare alla Jihad. Durante le sue visite nelle moschee e nei centri culturali, Bosnic ha ottenuto consensi a non finire, finendo tra gli imam da espellere per motivi di sicurezza nazionale. Arrestato in Bosnia, è accusato di finanziamento di attività terroristiche, reclutamento e organizzazione di gruppi terroristici.
 
La prima ragazza. A destare particolare scalpore è stata la vicenda di Meriem Rehaily, la studentessa diciannovenne di origini marocchine partita la scorsa estate da Arzergrande, in provincia di Padova, per andare a combattere in Siria con l’Is. Anche per lei un percorso di radicalizzazione raggiunto prevalentemente utilizzando internet: dai forum sui siti specializzati alle chat di Skype, per finire con i messaggini via Whatsapp. Ha detto ai genitori che andava al mare con le amiche e invece ha preso il volo Bologna-Instanbul. Ad aggravare la sua posizione, l’accusa di aver stilato una lista di obiettivi sensibili da colpire in Italia. Dopo la sua fuga, un’altra ragazza figlia di immigrati, sua conoscente, ha denunciato di essersi sottratta a un tentativo di aggancio da parte di reclutatori stranieri.
 
 
Zone d’ombra. In un clima di tensione generalizzata si alimentano dubbi, sospetti e allarmi. Tra questi il caso di Sonia Khediri, diciottenne tunisina residente nel Trevigiano sparita minorenne nell’estate del 2014. Una scomparsa avvolta nel mistero, in bilico tra la fuga d’amore per raggiungere un giovane turco di cui si era innamorata e l’arruolamento nelle file dei combattenti. Il risvolto “rosa” della fuga sarebbe stato sostenuto da una telefonata partita da una località con prefisso turco in cui la giovane - che in Italia aveva mostrato progressivi segnali di radicamento, arrivando a vestire il niqab - annunciava di essersi sposata e di essere in attesa di un bimbo. Ce n’era abbastanza per allertare l’antiterrorismo: sulla questione è stato aperto un fascicolo.
 
Terroristi in fasce. Mentre la maestra spiegava in classe gli attentati di novembre a Parigi, un bambino di otto anni di origine macedone e fede islamica in una scuola di San Zenone degli Ezzelini ha commentato: «Hanno fatto bene, è giusto quello che hanno fatto, adesso andiamo a Roma e uccideremo il Papa». Alla dirigente non è rimasto che segnalare l’accaduto al ministero degli Esteri.
In centro col niqab. Ma capita anche che un’italiana di mezza età decida di diventare musulmana e così Maria Teresa lascia il posto alla convertita Amsaa: quando cammina per le strade di Treviso, si presenta completamente coperta dal niqab che le attira critiche e insulti.
 
Siti sensibili. Gli obiettivi sensibili in Veneto sono come nel resto del mondo i simboli della cristianità e della lotta all’Is: la basilica del Santo a Padova, il campanile di San Marco a Venezia, la caserma Ederle a Vicenza e le altre basi nel Veronese. Ovunque, l’attenzione resta alta.

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