Porta l’auto a riparare Gliela rubano, risarcito

Porta l’auto a riparare in una concessionaria, ma gli viene rubata nella pausa pranzo. Una vicenda che si è trascinata per dieci anni nelle aule di tribunale e finalmente giunta al suo epilogo. La concessionaria cui era stata affidata l’auto aveva dunque l’obbligo di vigilare sul veicolo che poi è stato rubato. La Corte d’Appello di Venezia si è pronunciata a favore del sandonatese Giovanni Fonebasso che aveva subito il furto della sua auto nel dicembre 2007. Aveva portata alla concessionaria Volmecc di Villorba la sua Volvo V70 per una riparazione. L’auto però era stata rubata e così il proprietario aveva preteso il risarcimento citando in giudizio la concessionaria trevigiana avanti il Tribunale di Treviso per accertare la responsabilità del furto, negata dai titolari.
La Volmecc aveva infatti declinato ogni responsabilità chiamando in causa la propria assicurazione, le Generali, che a sua volta ha chiamato in causa l’assicurazione del sandonatese, la Linear, con la quale aveva assicurato l’auto. Già in primo grado il Tribunale di Treviso aveva sentenziato la responsabilità della concessionaria per non aver dimostrato che il furto si era verificato “per causa ad essa non imputabile”, condannandola a pagare il valore dell’auto, circa 30 mila euro. Era stato presentato dunque ricorso in Appello da parte dell’assicurazione e dalla concessionaria stessa, che sosteneva di aver assolto all’obbligo di custodia, ritenendo che il furto si era verificato senza alcuna effrazione con modalità del tutto imprevedibili. Un furto insomma che non si poteva evitare.
Ma sia in primo grado che in Appello è emersa tutta un’altra responsabilità da parte di chi ha in custodia l’auto. La difesa di Fontebasso, rappresentata dagli avvocati Angelo Lorenzon e Sara Botter dello studio legale di San Donà, ha evidenziato in particolare la violazione dell’obbligo di diligenza nella custodia del veicolo. «Il furto», spiega l’avvocato Lorenzon, «non poteva essere imprevedibile in quanto avvenuto con tutta probabilità nella pausa pranzo, quando il cancello della concessionaria, dove si trovata l’auto al momento del furto, rimaneva aperto, con il personale poco presente e senza efficaci sistemi di sorveglianza».
«La Corte d’Appello di Venezia», conclude il legale, «ha rigettato pertanto gli appelli principale e incidentale, ovvero dell’assicurazione e della concessionaria, confermando la sentenza di primo grado integralmente».
Giovanni Cagnassi
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