Perde il rapace al lavoro, falconiere viene “assolto”

Azienda trascina in tribunale l’ex dipendente in servizio allo scalo di Tessera Il falco pellegrino Lisa non era più tornato: la ditta chiedeva 112mila euro di danni

Trascinato in tribunale per aver perso il rapace, viene "assolto"

VENEZIA. Trascinato davanti al tribunale del lavoro… per aver perso il falco Lisa, viene “assolto” dalla giudice Chiara Coppetta Calzavara. A citare il falconiere S.N., l’azienda per la quale lavorava all’epoca dei fatti, la Protfly, specializzata nell’allontanamento dell’avifauna selvatica negli aeroporti utilizzando falchi selvatici. I rapaci sono in servizio allo scalo di Tessera per ridurre al minimo il cosiddetto bird strike, ovvero quel fenomeno che accade quando un uccello - nella maggioranza dei casi un gabbiano - viene assorbito o si schianta contro il motore del velivolo. L’azienda accusava il falconiere di aver perso il falco pellegrino Lisa il 27 settembre 2015 durante il lavoro e per questo chiedeva che l’ex dipendente risarcisse il danno conseguente alla perdita: 112.001,29 euro. Una somma, questa, frutto del conteggio delle spese legate al falco: 2.500 euro per l’acquisto, 2.279 euro per l’alimentazione, 123.021 euro per l’addestramento, 100 euro per la radiotrasmittente, detratto il tfr che spettava al dipendente (assunto da gennaio 2011 a giugno 2016) pari a 15.889 euro.

La società accusava il falconiere di aver mandato in volo il falco Lisa, il quale si era allontanato senza fare più rientro al punto di partenza. La colpa sarebbe consistita nell’aver fatto volare Lisa senza il ricetrasmettitore (o senza che questo fosse attivo) e nel non aver avvisato immediatamente la proprietà. Il lavoratore si sarebbe inoltre allontanato dall’aeroporto, lasciandolo sguarnito.

«Nel caso in esame», si legge nella sentenza pubblicata nei giorni scorsi, «non si tratta del danneggiamento conseguente all’erroneo utilizzo di uno strumento: non si tratta di un’auto il cui uso è soggetto al rispetto de codice della strada, o di un macchinario, ma della gestione di un rapace, quindi di un essere vivente la cui condotta può comunque comportare margini di imprevedibilità». Un teste sentito durante il procedimento ha confermato che il falco aveva il ricetrasmettitore acceso. «Peraltro non si vede la ragione per cui il falconiere non avrebbe dovuto dotare il falco del ricetrasmettitore, come aveva fatto sempre in 11 anni di lavoro», evidenzia la giudice. Quanto ai mancato avviso tempestivo della perdita, la giudice scrive che non c’è prova che, qualora l’allarme fosse stato immediato, Lisa sarebbe stata ritrovata. Infine sul fatto che S.N. abbia lasciato la sua posizione, ciò potrebbe semmai avere rilevanza sul piano disciplinare. Per questo la giudice ha deciso di respingere la domanda risarcitoria della società che è stata invece condannata a pagare il tfr.

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