Passaporti falsi per la criminalità 20 mesi all’artigiano veneziano

Residente al Lido e titolare di una legatoria a San Polo, Anselmo Polliero ha patteggiato la pena Aveva confessato e raccontato chi gli aveva fornito i macchinari per falsificare i documenti

VENEZIA. Doveva rispondere di aver creato venti passaporti falsi per conto di Federico Corniglia, esponente di spicco della 'ndrangheta calabrese e trafficante internazionale di cocaina. Grazie a quei passaporti fasulli Corniglia avrebbe compiuto oltre 120 viaggi tra San Paolo del Brasile e Lugano, trasportando per ogni viaggio almeno sei chili di cocaina. Corniglia in Svizzera è già stato condannato a quattro anni e dieci mesi di reclusione. Uno dei suoi passaporti è finito anche ad un esponente della famiglia Fidanzati, i boss della mafia siciliana che da Milano gestivano il traffico di droga per Cosa nostra. Ieri, il 48enne Anselmo Polliero, residente al Lido e titolare della legatoria di San Polo a due passi dalla Scuola di San Giovanni Evangelista, ha patteggiato una pena di un anno e otto mesi di reclusione con la sospensione condizionale: era accusato di aver falsificato documenti pubblici, una reato grave, ma la Procura ha dato il via libera per l’accordo con la difesa perché Polliero non solo ha confessato, ma ha fornito agli investigatori ulteriori elementi d’indagine.

L’inchiesta è quella condotta dal pm veneziano Paola Tonini tra il 2008 e il 2009: Polliero ha raccontato di aver operato per conto di Corniglia, il trafficante internazionale di cocaina che ha messo nei guai anche un poliziotto di punta della Squadra mobile di Milano, che poi è stato condannato per favoreggiamento a due enni e mezzo. Avrebbe rivelato, tra l'altro, agli investigatori del Ros, che era stato lo stesso Corniglia a fornirgli sia gli strumenti sia il materiale per falsificare i passaporti. In particolare, una pressa e i ritagli di «oro film» con impressa l'insegna della Repubblica Italiana. Senza questi ultimi i passaporti non avrebbero potuto passare inosservati. Ma Polliero non è l'unico ad essere finito nei guai per falso: a Treviso ci sono sette indagati per aver falsificato le bolgette che Corniglia utilizzava per trasportare la cocaina in aereo da San Paolo del Brasile a Lugano. La bolgetta diplomatica è una valigia in pelle utilizzata per i trasporti dal ministero degli Esteri a Roma alle Rappresentanze diplomatiche e consolari all'estero, e viceversa. È caratterizzata esternamente da marchi, nella specie sigillo a piombo e ceralacca, attestanti il carattere ufficiale della spedizione in questione. La bolgetta diplomatica accompagnata da un incaricato con funzioni di corriere e munito dell'apposita lettera di accreditamento, è esente da controlli e proprio per questo Corniglia la usava per passare i controlli negli aeroporti. Stando alle accuse avrebbe così compiuto oltre cento viaggi, trasportando ogni volta più di cinque chili di cocaina. La droga, poi, veniva trasferita da Lugano a Milano, dove arrivavano i veneti ad acquistarla per poi spacciarla nelle province di Verona, Padova, Rovigo, Treviso e Venezia. Anche i trafficanti veneti, tra cui il neofasciosta padovano Angelo Manfrin, sono già stati condannati.

Giorgio Cecchetti

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