Dalle rive dell’Osellino a Mestre filtra un liquido nero: sospetto inquinamento
Il Consorzio corre ai ripari con le panne, informata la Regione. È l’area in cui c’è la vecchia discarica dei fosfogessi

Un liquido bruno che filtra dal terreno e scivola verso l’Osellino e quindi verso la laguna.
Numerosi rivoli di percolato in un tratto di riva sulla quale sono di recente stati eseguiti dei lavori. E il timore che si tratti di liquidi inquinanti che filtrano dalla vicina ex discarica di fosfogessi, mai bonificata. La segnalazione riguarda il tratto dell’Osellino compreso tra il parco di San Giuliano e Villaggio Laguna-Campalto, circa cento metri dopo il ponte all’altezza del canile percorrendo la pista ciclo-pedonale. Sulla sinistra della pista c’è l’Osellino.
Sulla destra l’area interdetta e recintata - anche se in molti punti la rete è stata divelta e abbattuta - dell’ex discarica. L’area è quella in cui il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive sta eseguendo i lavori per la riqualificazione ambientale del basso corso del Marzenego-Osellino per la riduzione e il controllo dei nutrienti sversati in laguna. Ieri, dopo aver ricevuto alcune segnalazioni, raccolte dai Rangers, i tecnici del Consorzio sono intervenuti in attesa di approfondimenti che saranno eseguiti nei prossimi giorni.
Il primo intervento riguarda la posa di panne di contenimento nei punti segnalati ma sarà necessario capire di che liquido si tratta e soprattutto quale sia la sua origine. Al momento, infatti, non è possibile dire di che cosa si tratti.
Nel tratto in cui sono comparsi i rivoli sono stati eseguiti dei lavori ma il terreno appare instabile, con crepe e segnali di cedimento verso l’Osellino e non a caso l’argine è stato transennato. Se i Rangers hanno già provveduto a segnalare l’episodio alla polizia locale, il Consorzio ha informato la Regione. A preoccupare, ovviamente, è la vicinanza dell’area della discarica.
Oggetto di un intervento di contenimento, ma non di una vera e propria bonifica. Terreni sui quali vennero gettati scarti delle lavorazioni chimiche dei fertilizzanti (solo a Campalto ne finirono 300 mila metri cubi, oltre a 500 mila metri cubi di altri rifiuti nocivi). Rifiuti che si cercò di neutralizzare con la costruzione di un sarcofago e la recinzione dell’area per impedirne l’accesso. Divieto non rispettato, come dimostrano i vari percorsi che iniziano dalla pista ciclabile.
E se in passato si era escluso il rischio sanitario collegato al particolato, era sempre stato evidente il pericolo di infiltrazioni d’acqua che, dopo essere passata per l’area contaminata, finiva in laguna.
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