Ordinanza anti Ebola «Solo inutile allarmismo»

MUSILE. Ordinanza anti ebola e malattie infettive, divampa la polemica nel Basso Piave e litorale dopo l'ordinanza emessa dal Comune di Musile per volontà del sindaco, Gianluca Forcolin. Il provvedimento è ovviamente mirato agli immigrati, ma potrebbe valere per tutti quanti vogliano venire a vivere a Musile, anche solo per un breve periodo.
Chiunque chieda ospitalità o residenza all'ufficio anagrafe del Comune, tra i vari documenti dovrà esibire anche un certificato medico che attesti la sua condizioni sanitaria, la sua buona salute soprattutto in relazione alle malattie infettive. Il sindaco di Musile ha detto che anche l'Asl 10 ha dato il benestare sulla regolarità dell'ordinanza e in merito non sono giunte smentite.
Dalle file dell'opposizione di Musile, Ivan Saccilotto di Forza Italia ha voluto porre una serie di quesiti: «Nessuno dice di essere contrario a chi vuole contrastare le malattie infettive, ma chi farà i controlli, forse la nostra polizia locale? Abbiamo i cosidetti D.P.I. cioè dispositivi di protezione individuale? Io credo che una simile emergenza e paura debba essere affrontata a livello di conferenza dei sindaci, non può essere un sindaco solo a occuparsene. Altrimenti di conferenza dei sindaci si parlerà solo per l'ospedale unico che è ormai chiaro essere un problema e uno scontro di natura puramente urbanistica e non certo una questione di sanità». A San Donà, il Pd punta il dito contro Forcolin. «L'emergenza ebola sta generando, specialmente in Veneto e in Italia», spiega il segretario David Vian, «una psicosi che non aiuta nessuno. L'ordinanza del sindaco di Musile, che segue a breve distanza quella di Padova, non fa altro che alzare il livello di tensione, senza essere né efficace né tanto meno utile. Non c'è nessun allarme sanitario in Italia, ma la gente è spaventata e questo può portare ad atti di discriminazione e razzismo come avvenuto qualche giorno fa a Roma, dove una ragazzina ha accusato e picchiato sul bus una ragazza dalla Guinea, colpevole secondo lei, di portare l'ebola, o come quei genitori di una scuola, sempre a Roma, che hanno costretto una bambina italiana andata in vacanza in Uganda a rimanere a casa per paura di un fantomatico contagio. Sarebbe invece il caso di fare informazione corretta, senza allarmismi inutili e magari aiutare, e non ostacolare, gli operatori che si trovano nelle zone dove è scoppiata l'epidemia, per poter arginare la diffusione della malattia. L’attenzione che le Asl stanno mettendo sulla questione non giustifica prese di posizione populistiche». Da Jesolo il sindaco, Valerio Zoggia, ha già detto che in assenza di un'emergenza sanitaria l'ordinanza non ha alcun senso: «Sembra una copia di quella del sindaco Bitonci di Padova, ma credo crei ingiustificato allarmismo».
Giovanni Cagnassi
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