Nuovo Trionfo, appello a Venezia per il progetto di «turismo museale»

PORTO MARGHERA. Visitare il museo Navale e i musei della laguna a bordo del Nuovo trionfo. Ultimi ritocchi alla chiglia, e tra qualche settimana il grande restauro del famoso trabaccolo sarà ultimato allo storico cantiere Casaril di Cannaregio. E tornerà ad ormeggiarsi in Punta della Dogana, dov’era fino allo scorso anno.
«Un bel segnale», dicono soddisfatti Massimo Gin e Girolamo Fazzini, tra i promotori della campagna per il restauro della grande barca a vela.
«Ma adesso», aggiungono, «abbiamo bisogno dei nostri concittadini». Restauro costoso, perché la barca in legno, che ha di recente compiuto 90 anni, è una delle più antiche ancora in servizio.
L’ultimo esemplare navigante di imbarcazione tradizionale in legno a vela. Lungo 17 metri, varato nel 1926 presso il cantiere Ferdinando Ubalducci di Cattolica in provincia di Rimini. Venne impiegato per molti anni in Adriatico, in particolare trasportando sabbia da Trieste a Monfalcone.
Nel 1977 l’ingegnere Hugo Hermann, uomo di cultura e competenza marinara, si occupò del suo restauro trasformandolo in goletta da diporto, risistemando gli interni con arredi originali.
«È merito a questo intervento se il trabaccolo è giunto sino a noi in buone condizioni», dicono gli esperti di Arzanà. Fino alla metà del secolo il bacino San Marco era pieno di barche di questo tipo. il Nuovo trionfo è stato acquistato e restaurato dalla Compagnia della Marineria tradizionale. Ma la manutenzione costa. Ecco allora la proposta dei soci fondatori, un centinaio, che per raccogliere i 100 mila euro necessari al restauro dell’imbarcazione hanno deciso di tesserare anche i cittadini.
«Una quota di 30 euro, e si diventa proprietari per una piccola quota di un pezzo della nostra storia», dice Gin.
Fazzini rilancia il suo progetto. «Quando il Nuovo trionfo sarà funzionante, speriamo entro l’estate», dice, «potremo organizzare gite e visite guidate ai musei lagunari». Da Punta della Dogana al Museo Navale dell’Arsenale, ma anche al Lazzaretto Nuovo e al Lazzaretto vecchio, destinati a diventare presto il museo archeologico della laguna.
«Un turismo nuovo e interessato alla storia e alla cultura», dice Fazzini. E un nuovo utilizzo della storica imbarcazione a vela. Che potrebbe anche diventare una nave scuola, per insegnare ai ragazzi l’amore per la laguna e l’arte della marineria.
Il restauro della chiglia, ma anche dell’«opera viva» e degli interni è stato quasi ultimato dal cantiere Luca Casaril di San Girolamo. Tecniche innovative per salvare il legno e le ordinate, che erano state aggredite dal tempo e dalla salsedine. Interventi costosi e continui, per cui la Compagnia ha acceso un mutuo da 100 mila euro. E adesso chiede aiuto alla città.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia