Nuovo Palasport ai Pili, lo show di Brugnaro: piange e lascia la coppa

Il sindaco in consiglio comunale si difende attaccando. Smentisce i conflitti, elenca tutto quello che ha fatto da privato e accusa: «Siete dei rancorosi»
Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.
Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.

Brugnaro si commuove ed espone in aula la coppa dello Scudetto

MESTRE. Quarantacinque minuti di discorso. «L’ho scritto, viste le offese, le cattiverie e la qualità degli interlocutori». Momenti di commozione, con le lacrime trattenute a fatica quando parla di Marghera, del futuro, della Reyer. Un dossier per smentire quelli che lui chiama «i rancorosi, che bloccano tutto e non propongono mai niente». E il colpo di scena finale. La Coppa tricolore dello scudetto messa al posto suo in aula.

Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.
Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.

«Per rispetto al Consiglio non parteciperò alla discussione. Al posto mio lascerò un piccolo ricordo: la gente parla con quello che ha fatto». Il sindaco Luigi Brugnaro scende nel parterre e affronta a modo suo la mozione presentata dalle opposizioni sui Pili. Più che un discorso politico, un’appassionata arringa, interrotta più volte dall’emozione. «Operazione verità», la chiama, «per vedere da che parte vuole stare la comunità veneziana». La tesi è che «quella è l’area migliore per realizzare un nuovo Palasport da 15 mila posti. Il Comune non ha i soldi e lo faranno i privati».

Quando Brugaro prometteva: "Ai Pili non farò nulla"

I progetti. «Oggi non ce ne sono», attacca Brugnaro, «faremo un consiglio comunale sul nulla. Ma sarà l’occasione per chiarire. Ancora una volta questa è una vicenda emblematica. Quando si è sul punto di fare qualcosa, ecco l’elenco triste degli oppositori. Bisogna sospettare, demolire, far paura. E si fanno scappare gli investitori. Io mi ribello con tutte le mie forze a questo modo oltraggioso di affrontare i problemi».

Il Consiglio vota sì al palazzetto: i Cinque Stelle stanno con il sindaco
Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.


Lavoro. «Il lavoro non si crea per decreto», continua. Si rivolge ai cittadini: «Quando avrete questi dati potrete discutere e scegliere. Il mio unico obiettivo è quello di ridare speranza alle nuove generazioni». La voce si incrina, Brugnaro si ferma. Brusio in aula. Lui continua, prova a recuperare il filo: «Qui c’è chi continua a fare polemiche partitiche, cioè di parte. Rancorosi e invidiosi la smettano di seminare catastrofismo».

Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.
Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.


Conflitti di interesse. «Quali sarebbero questi conflitti? Aver vinto una gara pubblica e aver ristrutturato la Misericordia e averla riaperta alla città? Oppure essere stato l’unico che ha preso la gestione della Scuola del Vetro di Murano Abate Zanetti, dove metto soldi ogni anno? Ho rinunciato al mio compenso da sindaco e ai rimborsi spese. Viaggio con la mia macchina e la mia barca, pago il parcheggio come tutti i cittadini. Nonostante questo, proprio su richiesta di Scano e Casson, ho avviato il blind trust, primo caso in Italia, affidando le mie proprietà a uno studio legale di New York».

Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.
Agenzia Candussi, giornalista Chiarin. Consiglio comunale straordinario sul tema dei Pili e del Palazzetto dello sport.


La Reyer. «Il mio amore, la mia passione. Costa milioni di euro l’anno, senza alcun contributo pubblico. Abbiamo fatto grande questa squadra negli anni grazie al contributo di tanti allenatori, giocatori, tifosi. E abbiamo portato in questa città lo scudetto dopo 74 anni. Ho restaurato il Taliercio a spese mie. Vergognatevi lo dico io!».

I Pili e le alternative. Brugnaro ribadisce: «In quell’area di 42 ettari, mai stata a usi industriali o portuali potremo costruire un palasport modernissimo da 15 mila posti. Svincolata anche dal punto di vista viabilistico dall’area vicina. Le alternative? Chi parla di esproprio non sa che il Comune dovrebbe farlo a prezzi di mercato, decine di milioni. Ai privati faremmo un gran favore. Nell’area del PalaExpo?». Se la prende con Ferrazzi: «Lo faranno senatore per legge, ma non sa che ci sono le colonne. Sarebbe il primo palazzetto con le colonne in mezzo».

Gli oppositori. Attacca i due del gruppo misto Renzo Scarpa e Ottavio Serena. «Hanno preso poco più di cento voti, si sono fatti eleggere nella mia lista e adesso fanno l’opposizione. Non vedo l’ora che facciano la legge sul vincolo di mandato».

La storia. Brugnaro ricostruisce carte alla mano la lunga storia dei Pili. Inquinati da fosfogessi della Montedison dagli anni Settanta. Il 13 marzo del 1998 la prima ordinanza formata da Cacciari per recintare l’area, «allora adibita a campo sportivo». Nel 2001 la transazione giudiziaria con 520 miliardi versati dalla Montedison, di cui 42 destinati al disinquinamento dei Pili. Nel 2003 comincia la bonifica d’emergenza e la conterminazione dell’area da parte del Magistrato alle Acque. Nel 2005 la società Porta di Venezia acquista all’asta (unica concorrente) i 420.530 metri quadrati dell’area dei Pili. Nel marzo 2011 il ricorso al Tar contro il decreto del Ministero. «Erano anni in cui si ricattavano le aziende. E poi si è visto. E chi ha difeso quell’area dall’inquinamento sono stato io», dice Brugnaro.

La radioattività. Il sindaco ricorda la cessione gratuita dei terreni al Comune per la pista tramviaria (2012) e per la pista ciclabile (2013). «Le analisi hanno dimostrato che non ci sono pericoli. E l’area a rischio Seveso è fuori dai confini dei Pili».

Il Taliercio. Legge la lettera del presidente Fip Gianni Petrucci. Se non ci sarà un progetto per un nuovo impianto da almeno 5 mila posti, la Reyer dovrà andare a giocare lontano. Un disastro».

Il faro. «Obiettivo è il rilancio di Marghera. Che ha avuto più morti degli americani. Loro hanno acceso il faro a Ground zero e noi no?». Poi l’uscita fra gli applausi fucsia. Sui Pili, è il messaggio, non si torna indietro.

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