«Nuotare nei rii di Venezia? Un pericolo per la salute»

VENEZIA. L’ordinanza comunale vigente vieta la balneazione e l’utilizzo delle acque dei canali del centro storico a scopo irriguo e zootecnico ma all’ultima Regata Storica abbiamo assistito al Rievocazione Byron, la nuotata di sensibilizzazione al rispetto di Venezia con oltre 30 atleti dell’associazione Nuotatori dei Murassi, che si sono tuffati all’altezza di Ca’ Farsetti e hanno nuotato fino alla Machina, di fronte a Ca’ Foscari.
Due mesi prima, agli inizi di giugno, si era tenuta la gara di nuoto della prima edizione del Challenge Venice Triathlon con ben 800 partecipanti che hanno nuotato per quasi quattro chilometri da San Giobbe sul canale di Cannaregio, fino a Punta San Giuliano, costeggiando il Ponte della Libertà. E non vanno dimenticate le nuotate fuorilegge come quella di un marinaio neozelandese a che si è tuffato dal ponte di Rialto sul Canal Grande ma si è schiantato su motoscafo che passava di sotto. Infine è arrivata la recente proposta del consigliere Giovanni Giusto, delegato alla Tutela delle Tradizioni che ha proposto di organizzare gare di nuoto ufficiali sul Canal Grande, nonostante il divieto di balneazione vigente.
Divieto istituito perché l’acqua dei rii del centro storico è molto pericolosa a causa dell’alto livello di inquinanti - riscontrati fin dai primi rilevamenti del 1989 effettuati dall’allora Magistrato alle Acque su ordine della magistratura - provenienti dagli scarichi fognari diretti nei rii e canali di Venezia che come tutti sanno, non ha un’impianto di condotte fognarie e un depuratore centralizzato come in terraferma. I dati più aggiornati a disposizione risalgono a oltre cinque anni fa, quando è stata effettuata l’ultima indagine della sezione anti- inquinamento dell’ex Magistrato alle Acque, che ora non esegue più controlli continui delle acque interne della laguna di Venezia.
Basta consultare l’ultima pubblicazione dell’Ufficio anti-inquinamento del Magistrato alle Acque (presente nel sito ora oscurato) datata 2010 dal titolo: “Rapporto sullo stato ambientale dei rii di Venezia e delle aree lagunari limitrofe, monitoraggio 2008 e 2009” per rendersi conto che il divieto di balneazione è più che doveroso: “Nonostante il benefico effetto della marea e il generale miglioramento delle caratteristiche dei rii negli ultimi decenni”, si spiegava nelle conclusioni del Rapporto, “alcuni rii hanno manifestato concentrazioni degli inquinanti maggiori di altri che interessano marginalmente le acque della laguna, a causa principalmente della presenza di insediamenti particolarmente impattanti come grandi strutture alberghiere, aziende della ristorazione e presidi ospedalieri e dalle condizioni idrodinamiche, quali la velocità di corrente, la sezione idraulica del rio e la sua posizione”.
“I sedimenti accumulano molti degli inquinanti rilasciati dagli scarichi e dalle altre fonti di inquinamento diffuso”, continua, “come il rame e lo zinco dalle carene delle imbarcazioni e gli Ipa dei motori marini. Per questo motivo, la contaminazione dei sedimenti dei rii tende ad aumentare, con il rischio che i sedimenti stessi possano, a loro volta, trasformarsi in sorgenti di contaminazione della colonna d’acqua”. Il 28% dei campioni d’acqua analizzati nel 2009 superava i limiti. Oggi la situazione potrebbe essere ancora peggiore, peccato che manchino i dati per confermarlo. Ieri, per esempio, nel rio di Santa Maria del Giglio si è verificato un preoccupante sversamento di liquami maleodoranti.
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