No alla caccia nel Bosco raccolte quattromila firme

MESTRE. Le associazioni ambientaliste tornano a chiedere l’interdizione alla caccia in tutto il polmone verde della città, un patrimonio naturalistico oramai riconosciuto dai mestrini e che ha una valenza sempre maggiore anche in considerazione dei problemi di inquinamento. «Finalmente oggi» scrivono in una nota, inviata al sindaco, Lav, Gruppo Vegan, Amicoalbero, Gruppo Veganzi, Lega nazionale per la difesa del cane, Dingo, Animali in Città, Lipu, Meta Venezia, Enpa, Lac, Associazione Bosco di Mestre, «si conclude la stagione di caccia. Ciò significa che da domani gli abitanti del nostro comune potranno tranquillamente tornare a passeggiare in tutte le aree del Bosco di Mestre».
L’Istituzione Bosco e Grandi Parchi, infatti, si è vista costretta a chiudere al pubblico alcune aree di recente apertura e nello specifico i boschi Manente, Zuin, Terronazzo, Campagnazza e Cucchiarina sud per colpa della caccia. «Queste zone sono state attrezzate da parte del Comune a bosco periurbano con una spesa di più di 4,5 milioni di euro. Inoltre, per la loro manutenzione, il Comune spende ogni anno 900mila euro circa».
Al di là di tutto, c’è da dire che la maggior parte dei cittadini ritiene la caccia nel Bosco contraria a quell’idea di città che in questi anni, con l’espansione del polmone verde, si è andata costruendo. Sempre più persone frequentano le aree verdi, fanno nordic walking, corrono, passeggiano, gli animali si sono moltiplicati e la natura sta colonizzando alcune parti di una città a lungo cementificata.
Insomma, l’attività venatoria, ai più, sembra un non senso, senza contare che anche nelle aree dove la caccia è consentita c’è sempre stato un problema di “convivenza” dell’attività con i residenti, svegliati all’alba dagli spari. Le associazioni domandano di poter consegnare al sindaco le 4mila sottoscrizioni raccolte per chiedere alla Regione e al primo cittadino di estendere il divieto di caccia a tutte le aree del Bosco di Mestre. Anche l’Istituzione Bosco e Grandi Parchi, la Municipalità di Favaro e quella di Mestre hanno fatto propria questa volontà.
I firmatari della nota sottolineano anche che «all’Asl veterinaria risulta un solo cane deceduto per avvelenamento nel territorio. Non sembrano quindi corrispondere al vero le dichiarazioni dei cacciatori sulla morte di diversi cani a causa dello spargimento di esche avvelenate, calunniosamente addebitato a noi».
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