Multe di seimila euro e controlli a tutela dell’oasi delle Tegnùe

CAORLE. Oasi marina delle Tegnùe: un tratto di mare da proteggere e salvaguardare. Incentivati ancora i controlli da parte della Guardia costiera di Caorle sul tratto di mare antistante il litorale...
Di Gemma Canzoneri

CAORLE. Oasi marina delle Tegnùe: un tratto di mare da proteggere e salvaguardare. Incentivati ancora i controlli da parte della Guardia costiera di Caorle sul tratto di mare antistante il litorale caratterizzato dalla zona di tutela biologica denominata appunto “Oasi marina” di Porto Falconeria dopo che, alcuni giorni fa, si è compiuto l’ennesimo sconfinamento da parte di una imbarcazione con lo scopo di pescare al suo interno. Il responsabile ha pagato una multa di alcune migliaia di euro.

Sull’area, infatti, visibilmente segnalata da alcune boe nonché identificata e riportata nelle carte nautiche, vige una specifica normativa in materia di pesca che stabilisce pene pecuniarie di notevole entità per la violazione delle disposizioni a tutela delle risorse ittiche. «Stiamo incentivando i controlli», spiega l'assessore Francesco Giuseppe Gusso, «in collaborazione con la Guardia costiera e la Guardia di finanza, di Caorle proprio per disincentivare l'abuso dell'area da parte di qualche pescatore, che si tratti di pescherecci o di pesca sportiva. Le multe arrivano fino a seimila euro per chi viene trovato a sconfinare l'area e speriamo che la propaganda sulle sanzioni previste, serva».

Ma chi sconfina l'area nonostante i divieti e soprattutto qual è la posizione dei pescatori di Caorle sulla presenza dell'oasi marina?

«Non so chi possa essere stato a sconfinare l'area in questa particolare  occasione, potrebbe essersi trattato anche di una barca da pesca turismo, in ogni caso qualche furbo all'interno della nostra marineria c'è», spiega Dionisio Crosera, pescatore, «ma il problema è a monte e riguarda la mancanza di collaborazione tra la categoria ittica e chi si occupa della tutela delle Tegnùe. Spesso noi passiamo per quelli che vogliono rovinare il mare e loro per quelli che lo salvano quando in realtà le Tegnùe esistono da sempre e forse prima che divenissero aree protette, di pesce ce n'era anche di più. Noi viviamo quotidianamente di mare e lo conosciamo bene perciò credo che un rappresentante della pesca all'interno del consiglio di gestione dell'area dovrebbe esserci, invece ognuno pensa solo per sè».

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