«Moglie aggredita da un negro» Bufera sul cartello del dentista

Appeso nello studio per segnalare l’aggressione subita al parco Albanese  L’ordine si smarca: «Espressione dispregiativa». Lui: «c’è nel vocabolario»

Mestre, il cartello del dentista: "Mia moglie aggredita da un negro"

MESTRE. «Ieri mia moglie alle 12 al parco della Albanese è stata aggredita da un negro che dopo averla sbattuta a terra ha cercato di rubarle il cellulare e la bicicletta».

Il messaggio è stato affisso nella sala di attesa dello studio dentistico di Pierantonio Bragaggia, che ha firmato di suo pugno l’avviso rivolto ai pazienti, mettendoli in guardia. Un episodio che ha fatto discutere, tanto che una paziente l’ha postato sulla pagina Facebook di un’associazione che dopo aver letto il testo, e vista l’espressione “negro”, ha deciso di rimuoverlo. E intanto alcuni suoi colleghi stanno valutando di segnalare il caso all’ordine dei medici. Il marito-dentista racconta la violenza, per la quale sporgerà denuncia alla polizia, la rabbia provata e contestualizza la scelta della termine. Senza fare marcia indietro. «Ho scritto quel testo perché volevo che tutti stessero attenti», spiega, «ho incassato attestati di solidarietà, di vicinanza a mia moglie, solo una persona mi ha fatto presente che potevo usare un altro termine. Ho risposto che nel Devoto Oli, negro vuol dire appartenente alla razza negra, perché le cose vanno dette senza giri di parole».

Ma altri pazienti non hanno gradito. «Se scrivevo straniero di colore poteva essere indiano, cinese, ma il mio intento non è colpire chiunque, ce l’ho con lui, con quello che ha aggredito mia moglie. Ho vicini negri eccezionali con bimbe splendide che mi onoro di salutare». Questa la sua versione. L’episodio è avvento lunedì vicino al centro civico del Parco, dove la moglie del dentista, 54 anni, aveva appoggiato la bici per poi andare a camminare. «Quando è tornata a prenderla ha visto un uomo che trafficava sulla bici, si è avvicinata, ha preso il cellulare per fare il numero del 113 o fotografarlo, non lo sa neanche lei. Tempo 5 secondi e lui l’ha scaraventata a terra e si è chinato per portarle via il telefono, ma grazie a Dio in quel momento un signore con un bimbo per mano si è messo a gridare e lui è fuggito via». La donna ha delle botte ed è sotto shock. «Quando si sarà ripresa andremo a sporgere denuncia». Chiarisce: «Mi ha dato un fastidio insopportabile, sono cose che ti rimangono dentro, la violenza gratuita. Non mi do ragione di questa gioiosa sottomissione a un’immigrazione senza filtro, un’illegalità diffusa, una microcriminalità dilagante, non la accetto. Le leggi sono permissive, la magistratura buonista, gli avvocati ci marciano sopra. A me bastano i miei criminali, la mafia, la Mala Del Brenta, dobbiamo importarne altri». «Esprimo solidarietà al collega per quanto accaduto alla moglie, turbata e ferita», commenta il presidente dell’Ordine dei medici Giovanni Leoni, che precisa: «Come medici per giuramento curiamo e accogliamo le persone indipendentemente dal colore razza e professione. L’attività delinquenziale è da condannare in senso lato, a prescindere dal colore della pelle». E ancora: «Il termine negro può essere inteso come dispregiativo». —


 

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