Mestre, la società dell'ex ospedale Umberto I è arrivato al capolinea

MESTRE. 18 aprile 2018. Questa la data della prima udienza per il fallimento della Dng, la società trentina proprietaria dei quattro ettari del “buco nero” di Mestre, l’ex ospedale Umberto I, che dopo dieci anni dalla dismissione dell’ospedale, rimane in gran parte un’area abbandonata a 500 metri da piazza Ferretto, senza possibilità, almeno immediate, di recupero. Il curatore fallimentare è la dottoressa Federica Candiotto.
«Andremo presto, spero, al confronto con il curatore fallimentare perché ci sono questioni urgenti da chiarire: il comodato d’uso gratuito per il parcheggio e le aree dei padiglioni e i 17 mila metri quadri di verde che il Comune attendeva di poter acquisire dalle banche che dovevano togliere le ipoteche per consentire il passaggio di proprietà di quegli immobili. Invece di fare questo, una banca ha spinto sull’acceleratore del fallimento e siamo in questo situazione che vede tra i responsabili, va detto, anche il sistema bancario che ha avuto un atteggiamento tutt’altro che etico su questa vicenda. E i risultati danneggiano l’intera città», spiega con forza l’assessore comunale Renato Boraso che oggi dovrebbe anche incontrare l’ex curatore della società in liquidazione, Marcello Carli per un primo faccia a faccia dopo l’annuncio del via alla procedura di fallimento della Dgn.
Per ora nella vicenda dell’ex Umberto I, solo l’azienda sanitaria veneziana ci ha guadagnato, ottenendo per l’area dell’ospedale in dismissione il pagamento di 52 milioni di euro. Il progetto delle tre torri non è arrivato in porto. Si è parlato di cordate di investitori che forse attendono l’esito del fallimento per rifarsi avanti.
«Ci sono persone che si erano di sicuro interessate all’ex Umberto I ma anche la complessità dell’operazione immobiliare ha forse scoraggiato molti. Noi ovviamente rimaniamo in attesa di compratori seri e di azioni concrete, insomma di interlocutori veri con cui confrontarci», precisa Boraso.
Ma intanto, da più parti, arrivano in Comune inviti a rivedere la variante delle tre torri che prevedeva una torre albergo, una destinata al commercio, e una imponente edificazione. Boraso, pragmatico, ribatte: «Se non ci sono interlocutori che vogliano realizzare quel progetto, che discussione si può fare ora? Tocca attendere».
Ma il progetto da cento milioni, ha già avvisato il consigliere comunale Nicola Pellicani (Pd), «va rivisto e modificato per essere reso realizzabile e al passo con i tempi. È una occasione da cogliere al volo». Posizione non isolata: nella discussione sui Piani di intervento, urbanisti veneziani invitano l’amministrazione a prendere atto «dell’impossibilità di realizzare questo progetto in assoluto contrasto con il contesto ma anche con le possibilità del mercato» (Venezia Cambia e Ecoistituto del Veneto).
I cittadini intanto attendono scelte che invertano la rotta di questi dieci anni, contraddistinte dal degrado e dalla desertificazione, commerciale e sociale, di via Circonvallazione, via Antonio da Mestre, via Ospedale. Per residenti e commercianti, la “doccia fredda” è doppia: al fallimento della società proprietaria dell’ex Umberto I si è aggiunta la liquidazione dell’ impresa che opera nei due cantieri del metrò regionale (Sfmr) di Gazzera e via Olimpia che ha fermato, di nuovo, i cantieri. Si sono aggiunte le difficoltà della capocordata , la Kostruttiva (ex Coveco) e ora la Regione sta cercando una soluzione, veloce, che non porti di nuovo nel pantano dei tempi indeterminati di realizzazione, i cantieri delle due fermate dei treni cadenzati che rappresentavano, almeno per via Olimpia, una occasione di rivitalizzazione.
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