Marsigliese alla Fenice per la Francia e per Valeria

VENEZIA. La cultura come risposta al terrorismo. E come omaggio alla memoria di Valeria Solesin. Niente abiti da sera, né lustrini e look eccentrici, niente smoking per la serata di apertura della stagione del teatro la Fenice. Niente tradizionale, esclusiva cena di gala tra cascate di fiori alle sale Apollinee, ma bandiere a mezz'asta su campo San Fantin e abito scuro in sala: Venezia è in lutto cittadino per la morte della giovane ricercatrice veneziana nella strage di Parigi, ma si va in scena comunque e con una delle opere più imponenti di Mozart, l'Idomeneo, perché è con l'arte, con la musica, con la cultura, con la memoria che si risponde alla barbarie in un teatro che è stato bonificato, e con una massiccia presenza di forze dell'ordine, in borghese, mescolate al pubblico.
Cordoglio, vicinanza umana e grande musica: così la prima della stagione si è trasformata da tradizionale appuntamento cultural-mondano, tra arte e glamour, in un momento civico e di vicinanza della comunità veneziana alla famiglia Solesin e alle vittime degli attentati francesi. Quando l'orchestra della Fenice ha suonato La Marsigliese e l'inno di Mameli il canto ha coinvolto tutti e l'emozione si è fatta densa, palpabile, corale.
Ad aprire la serata le parole del sovrintendente Chiarot e del sindaco Brugnaro, tutte per Valeria e la famiglia Solesin e il ricordo delle vittime della strage di Parigi del 13 novembre. Chiarot, portando la solidarietà del Teatro alla vittime dell'attacco terroristico, ha detto che “la risposta più efficace è guardare alla nostra cultura e ai nostri valori come argini alla violenza e alle barbarie, e continuare la nostra attività non cedendo alla violenza intimidatoria di chi ci vorrebbe ridurre al silenzio. Con questi sentimenti vogliano ricordare Valeria Solesin”.
Il sindaco invece ha ricordato come la città sia in lutto "per l'agire di questi insensati e vigliacchi: ora è il momento di pregare e riflettere , ma dobbiamo continuare a vivere. La città di Venezia è sicura e non ha paura".
Una prima comunque blindata: la "bonifica" del teatro prima dell'arrivo del pubblico, poliziotti con il mitra e i giubbotti antiproiettile a presidiare i corridoi e un doppio annuncio prima dello spettacolo, che dà il senso del clima: "Sono previsti effetti speciali simili a spari, fanno farte dello show".
Dopo gli inni, un lungo applauso liberatorio e la bacchetta del maestro inglese Jeffrey Tate l'opera diventa protagonista, con le prime note dell'imponente prima opera seria di Mozart (4 ore in scena) Idomeneo, re di Creta. "Attualissimo", ha avuto modo di sottolineare il regista Alessandro Talevi, "perché lo scontro tra cretesi e troiani riporta il pensiero ai contrasti che l'Occidente vive oggi, con il dramma dei profughi".
In sala la città delle "prime", quella del potere politico ed economico, le grandi famiglie, le istituzioni culturali. In apertura è stato anche spiegato che lo spettacolo è composto anche da effetti speciali come scoppi, e quindi di non prendere paura perché si tratta di una parte dello show.
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