Manager del sesso paga il conto delle “sue” intercettazioni

LOREGGIA. Da manager del sesso voleva verificare personalmente le capacità delle “sue ragazze” con i clienti: da qui l’obbligo di una “prova d’iniziazione” con lui che, puntualmente, esprimeva la propria valutazione sulla “candidata” («quella ha un culo come un puledro», uno dei commenti registrati dagli inquirenti). Non solo: le ragazze, chiamate con disprezzo come fossero bestie «le vacche della mia stalla», le aveva pure messe in guardia: «Se sono clienti che parlano in veneto, magari li vedete che sono operai, muratori... Andate tranquille, concedetevi. Se sono meridionali, vestiti bene e iniziano a fare domande, insospettitevi, potrebbero essere carabinieri. Aspettate la seconda o la terza volta prima di avere un rapporto».
Ma tanta spavalderia da una parte e prudenza dall’altra, non sono serviti granché all’ex antennista Alberto Mason, 62enne originario di Paese con residenza a Treville di Castelfranco Veneto nel Trevigiano, titolare del "Paradise Sauna club 307" in via Ceccon a Loreggia, un centro in grado di offrire massaggi molto particolari. Così per chiudere il conto con la giustizia per i reati di favoreggiamento, induzione e sfruttamento della prostituzione, davanti al gup padovano Domenica Gambardella ieri mattina Mason ha scelto di evitare il rischio di un processo e di patteggiare un anno, 2 mesi, 20 giorni di carcere e una multa di 413 euro ottenendo, in cambio, la sospensione condizionale della pena.
Ma sull’ammissione o meno a quel rito alternativo che prevede lo sconto di un terzo della sanzione finale, deve esprimere il proprio assenso o diniego anche il magistrato che ha coordinato l’inchiesta, in questo caso il pubblico ministero Roberto Piccione. Pm che ha subordinato l’adesione al patteggiamento a una condizione: il pagamento delle spese affrontate dallo Stato per le intercettazioni telefoniche che hanno incastrato l’imputato. Una sorta di “pena del contrappasso” che Mason ha accettato, versando 12 mila euro su un conto corrente del Ministero della Giustizia. Di più: l’uomo ha staccato ben 5 assegni da 1500 euro ciascuno per le giovani donne sue ex “collaboratrici”, ragazze di nazionalità italiana, brasiliana, romena e marocchina (per un totale di 7500 euro) e, infine, ha deciso di devolvere sempre via banca un contributo di 3 mila euro a una onlus, la cooperativa sociale Iside che gestisce a Castelfranco, Mestre e Noale tre centri di assistenza nei confronti di donne maltrattate. Ora Mason (difeso dai legali Otello Bigolin e Pierantonio Menapace) è tornato libero, dopo essere finito agli arresti domiciliari il 7 aprile 2015.
Da tempo i carabinieri di Piombino Dese tenevano d’occhio il "Paradise Sauna club 307": Mason figurava semplicemente titolare di un’associazione culturale che, tra il 2011 e il 2015, aveva raggiunto ben 3.462 iscrizioni per un totale di 300 mila euro incassati. In realtà era solo la copertura di una casa d’appuntamenti dove una decina di ragazze straniere erano disposte a soddisfazione ogni richiesta. Bastava pagare. La cifra media versata dai clienti, intercettati grazie ad annunci su siti online? Dai 100 ai 200 euro, solo in parte incassati dalle intrattenitrici; almeno tre quarti del prezzo andavano al boss. Fingendosi clienti, i militari avevano installato telecamere e microfoni nella sede del “Paradise” filmando incontri hard e colloqui anche con Mason che, di fronte a quelle immagini e all’audio, non ha potuto negare l’evidenza. Nel corso di una sola serata il titolare del “Paradise” era in grado di guadagnare dai 1500 ai 2000 euro.
Un giorno tra le nuove “reclute” si era presentata una vera massaggiatrice che, messa al corrente delle prestazioni a luci rosse richieste con tanto di prova d’iniziazione, se n’era andata sdegnata sbattendo la porta. E imboccando quella della stazione dell’Arma.
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