Malato psichico fa a pezzi la vicina di casa con la sega elettrica

MESTRE. E' in carcere piantonato a vista, Riccardo Torta, 68 anni, l'uomo (malato psichico in cura ai servizi l'Asl 12) che venerdì sera ha ucciso l’anziana vicina di casa - Nelly Pagnussat, 78 anni, che chiamava "zia" tale era il loro legame - e l'ha tagliata a pezzi con una sega elettrica, riempendo quattro sacchi dei rifiuti.
È successo intorno alle 20 di venerdì, in via Ca’ Vernier 22, laterale di via Ca’ Savorgnan.
L’uomo è stato catturato dalla polizia, dopo che agenti e medici lo hanno convinto ad aprire la porta dell’appartamento dove si era asserragliato. La polizia comunque era pronta ad intervenire con un blitz del reparto speciale Uop: nel 1973 aveva partecipato all’omicidio di un finanziere, ucciso con una lastra di travertino lanciata dal ponte dell’Accademia. La squadra Mobile sta ricostruendo anche la storia medica dell'uomo, per chiarire se e in che modo fosse seguito come malato psichico. Torta sarà interrogato lunedì dal giudice Scaramuzza, per la convalida dell'arresto.
L'omicidio. Sono da poco passate le 20 quando al centralino della Questura arrivano alcune telefonate di inquilini del palazzo al civico 33 di via Ca’ Venier. Le telefonate sono allarmanti, infatti chi chiama segnala di aver visto un loro vicino uscire da un appartamento con una sega elettrica in mano. La sega ha la lama insanguinata, temono il peggio. Infatti si tratta di una persona malata psichiatrica che già in passato aveva creato problemi. Ma sosprattutto in molti sanno del suo passato, quando era stato arrestato per aver ucciso un finanziere in centro storico.
La centrale invia sul posto due volanti. L’operatore del 113 percepisce la gravità della situazione. I poliziotti salgono al piano indicato da chi ha telefonato. Sul pianerottolo evidenti tracce di sangue. Gli agenti entrano nell’abitazione da dove l’uomo con la sega elettrica era uscito. Lo spettacolo è raccappricciante. C’è sangue ovunque. Trovano anche il cadavere della donna che vi abita. Altra scena agghiacciante: il corpo è tagliato a pezzi e in parte messo in sacchetti di nylon. Dentro non c’è chi ha trasformato quell’appartamento in un mattatoio. I vicini che hanno chiamato la polizia indicano dove abita il sospettato del massacro. La scia di sangue conferma che l’uomo è entrato nel suo appartamento. I poliziotti suonano, armi in pugno e cercano di farsi aprire. Nessuna risposta dall’interno. Nulla viene escluso, nemmeno che mentre stava arrivando la polizia sul posto lui sia uscito e si sia nascosto in qualche angolo del palazzo.

In via Ca’ Venier arrivano altri agenti delle volanti, i colleghi della scientifica. La polizia fa sgomberare la palazzina, c’è il rischio che l’uomo si renda protagonista di altra violenza. Si cerca di instaurare un dialogo con l’assassino, ma sono tentativi infruttuosi, si decide di far intervenire il reparto speciale della Questura. Si tratta di uomini addestrati per compiere blitz. Viene sospesa l’erogazione del gas e una trentina di famiglie restano al freddo. Mentre si sta preparando la prova di forza, dall’altra medici e poliziotti cercano un dialogo con Riccardo Torta, invece della forza insomma l’estrema ratio del dialogo.
Alla fine, poco dopo le 22.20 l’uomo apre la porta in segno di resa: evidentemente aveva capito che non poteva fare altro. Entrano i medici e i poliziotti. Lo psichiatra chiamato sul posto inizia a trattarlo nell’abitazione mentre i poliziotti cominciano a perquisire l’appartamento ritrovano la sega elettrica usata per uccidere la zia. Quindi è stato trasportato nel reparto di psichiatria dell’ospedale dell’Angelo.
Il precedente. Torta nel 1973 era un giovane contrabbandiere al quale la Finanza aveva sequestrato il motoscafo: per vendetta, organizzò con un complice un agguato. Fecero saltare in aria un motoscafo in un rio di San Polo e al passaggio di una barca della Finanza sotto il ponte dell'Accademia, lanciarono un pezzo di travertino dal ponte in restauro, uccidendo sul colpo il giovane finanziere Alberto Calascione.
Per quel delitto venne condannato a 16 anni, che Torta ha scontato, uscendo nei primi anni Novanta.
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