Malaria, altri 4 casi a Trento e i carabinieri tornano al camping di Bibione

BIBIONE. I carabinieri del Nas al campeggio di Bibione per un sopralluogo dopo il caso di malaria. Sono arrivati nei giorni scorsi al Villaggio Turistico Internazionale, dove la famiglia trentina della piccola Sofia Zago, di 4 anni, era stata in vacanza dal 5 al 13 agosto, prima della morte per malaria all’ospedale di Brescia il 4 settembre.
I militari del nucleo antisofisticazioni e sanità dell’Arma non hanno in ogni caso riscontrato irregolarità dopo l’accurata ispezione al villaggio in via delle Colonie che si avvia alla chiusura della bellissima stagione, rovinata solo da questo tragico episodio che ha coinvolto la struttura dopo che la famiglia aveva dichiarato appunto di essere reduce dalla vacanza a Bibione.

E tutta la località turistica sulla costa veneziana ha vissuto quei giorni successivi alla morte della piccola con particolare apprensione, temendo che il contagio fosse avvenuto al camping. Contagio che parrebbe ormai escluso, anche se la morte della bambina resta avvolta dal mistero.
Gli accertamenti del Nas di Trento non potevano non battere la pista veneta e hanno confermato che al punto di soccorso di Bibione, che dipende dalla Usl di Portogruaro e del Veneto Orinetale, non sono stati trattati casi di malaria dal primo gennaio in poi. La Procura trentina però non ha lasciato nulla al caso e inviato i militari anche nel campeggio di Bibione dove la famiglia è stata per una settimana prima che la bimba fosse colpita dall’esordio diabetico e venisse ricoverata a Portogruaro, infine trasferita a Trento. Acquisiti i piani di disinfestazione della struttura ed effettuato un sopralluogo per analizzare la piazzola dove si trovava il camper della famiglia trentina. Nelle vicinanze della piazzola non sono stati trovati stagni o pozzi. Solo a un centinaio di metri si trova la piscina del complesso, ma l’acqua, trattata con cloro, non dovrebbe attirare zanzare. Se dunque dovesse essere esclusa la pista trentina, lo scenario più allarmante per la sanità nazionale diventerebbe quello del contagio all’aperto. Resta il forte sospetto che qualcosa possa essere accaduto all’ospedale di Trento, dove erano ricoverati con lei anche due bambine tornate dall’Africa che avevano contratto la malaria.
Intanto, altri due casi di malaria risultano curati a Trento nel corso dell’estate. Due ulteriori episodi ora al centro delle indagini della Procura di Trento. I pazienti di malaria “transitati” dal Santa Chiara, sono stati in realtà quattro, ma solo due sono di interesse ai fini investigativi perché riguardanti lo stesso ceppo di plasmodium malarico, il “falciparum”, che colpì la bambina trentina e le sorelline del Burkina Faso ricoverate assieme a lei. Sono un bambino di 8 anni di Trento ricoverato in Pediatria e una donna di 36 della Valsugana ricoverata nella struttura semplice di Malattie infettive, che si sono recati in Africa in ferie o hanno avuto contatti con persone che vi erano state di recente. Entrambi sono stati trattenuti per alcuni giorni di ricovero e tutti gli accertamenti prima delle dimissioni. Il Nas ha acquisito anche le loro cartelle cliniche per poi inviare i vetrini all’Istituto di medicina legale di Verona e risalire al ceppo del plasmodio, secondo lo stesso procedimento delle sorelline africane. Gli altri due casi riguardano un uomo di 46 anni, di Trento che aveva contratto però la malaria di un genere diverso (plasmodium “Vivax”), e quello di un volontario trentino in Africa che non era stato ricoverato, ma si era recato per un semplice controllo in pronto soccorso.
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