Lucchetti dell'amore a Venezia, a settembre il “Trancino day”

VENEZIA. Venezia dichiara “guerra” all’amore. Mentre fiumi di innamorati sognano di appendere un lucchetto con le proprie iniziali in uno dei ponti della città, nelle case di alcuni veneziani si prepara un piano per rompere ogni promessa d’amore e liberare Venezia da quintali di acciaio, ottone e ferro. Nell’ultimo periodo, complice l’aumento del flusso turistico, il numero dei lucchetti è salito vertiginosamente tanto che il gruppo «Fallo» («Fronte anarcolettico liberiamo i lucchetti ora»), formato da veneziani che vogliono restare anonimi, sta preparando il «Trancino Day».
«Per una questione di temperature», raccontano gli attivisti, «stiamo aspettando settembre per dedicare un’intera giornata al taglio di tutti i lucchetti. Intanto invitiamo i cittadini che vogliono partecipare a contattarci su FB («Fallo sempre», ndr) per riprenderci tutti insieme Venezia».
Il gruppo ha creato una mappa dove si possono visualizzare i ponti carichi di lucchetti. Cliccando sul ponte interessato si può anche sapere quanti sono i «vivi» e quanti invece «sono stati uccisi». Non mancano i luoghi più strani come le vere da pozzo e le grate dei santuari. Negli ultimi mesi gli attivisti hanno raccolto quintali di lucchetti (otto borsoni di 250 chili l’uno), ma non è bastato a fermare gli innamorati che non rinunciano a lasciare a Venezia un pegno d’eterno amore.
«Le guide turistiche», affermano i giustizieri, «raccontano che il ponte dell’Accademia è ormai conosciuto come il ponte dei lucchetti». Molti turisti partono già con il lucchetto in valigia pronti ad agganciarlo a qualche ponte e a gettare in acqua la chiave. Nessuno infatti pensa mai alla quantità di chiavi che giacciono nei fondali».
L’assessore ai Lavori pubblici Alessandro Maggioni non vede una soluzione a breve termine: «I lucchetti sono diffusi in tutta Europa e non basta rimuoverli, tenere i ponti sotto controllo e allontanare i venditori abusivi di lucchetti. Quando partirà il restauro del ponte dell’Accademia valuteremo la possibilità di togliere il corrimano».
Eppure per «Fallo» il problema non sono solo i venditori. «Se il Comune non provvede o dice che la spesa per rimuoverli è troppo alta», proseguono, «allora dobbiamo organizzarci dal basso, ma bisogna farlo. Noi ci siamo autofinanziati comprando i trancini che costano dai 50 ai 70 euro perché abbiamo notato che i ponti puliti hanno più possibilità di non essere intaccati, mentre quelli già carichi, in un certo senso, legittimano chi passa a rafforzare questa abitudine».
Quando agiscono gli attivisti sono mascherati e ispirati da una singolare bandiera che raffigura il Leone di San Marco con un trancino nella zampa al posto della spada. «Il ricavato di tutti i lucchetti», spiegano, «potremmo darlo in beneficenza».
Insomma, altro che città dell’amore. Nonostante ammettano che i lucchetti facciano tenerezza, gli attivisti non si lasciano corrompere: «Ci piace pensare che quando tranciamo un lucchetto le due persone si lascino e l’incantesimo si rompa. È vero, siamo cattivi. Chiamateci pure i «nemici dell’amore» ma noi vogliamo che Venezia sia una città di pietra e non di metallo».
Vera Mantengoli
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