«L’ovovia del ponte di Calatrava va smantellata o rifatta»

VENEZIA. Ovovia del ponte di Calatrava: smantellarla definitivamente o investire nuove risorse pubbliche per eliminare i problemi strutturali di funzionamento del «dispositivo traslante per il passaggio dei disabili» (ma lo usano in realtà soprattutto mamme con carrozzina al seguito in base alle statistiche), sperando che basti.
È l’alternativa a cui si trova di fronte la nuova giunta Brugnaro che - dopo la gestione commissariale - deve prendere una decisione definitiva sull’ovovia che è ormai quasi una barzelletta - di fatto inutile, per le continue soste per guasti che vanno avanti ormai dalla sua apertura - se non continuasse a pesare alle casse comunali in termini di costi di manutenzione, come riferiamo anche a parte.

Gli uffici dell’Assessorato ai Lavori Pubblici hanno presentato al sindaco e all’assessore competente, Francesca Zaccariotto, un dossier sull’ovovia con tutti gli elementi tecnici necessari a prendere una decisione: ristrutturarla o smantellarla. La giunta Orsoni - prima del commissariamento - aveva deciso di imboccare la prima strada, intervenendo sui due problemi principali che, secondo i tecnici, minano il funzionamento l’ovovia. Il primo riguarda il fatto che il dispositivo ha un funzionamento elettrico, a batterie ricaricabili, da riattivare ogni otto ore di uso. Ma l’ovovia a batterie comporta problemi enormi proprio per la precarietà della sua durata e il dispositivo andrebbe perciò allacciato alla rete di illuminazione pubblica, per renderlo sempre utilizzabile senza difficoltà.
Ma il problema maggiore dal punto di vista tecnico riguarda il collegamento della cremagliera su cui scorre come su un binario l’ovovia e che va poi ad agganciarsi a un perno rigido verticale agganciato alla struttura. Mentre però la rete a cremagliera è elastica, il perno, solidamente collegato a pali di cemento è molto rigido. La tolleranza per il funzionamento del meccanismo è minima, solo 2 millimetri.
Basta perciò solo una leggera variazione delle condizioni atmosferiche - da sole alla pioggia, o semplicemente una variazione del tasso di umidità - perché il limite dei 2 millimetri venga superato e il meccanismo dell’ovovia si blocchi completamente. Si tratta di limiti di legge molto rigidi per la tolleranza, ma che non si possono applicare, evidentemente, a un habitat particolarmente delicato come quello veneziano. Intervenire su questi due problemi - senza avere, però, la certezza assoluta che in questo modo tutti i problemi di funzionamento dell’ovovia sarebbero definitivamente risolti – avrebbe comunque per il Comune un nuovo costo non indifferente, di almeno qualche centinaia di migliaia di euro.
L’altra possibilità è appunto lo smantellamento definitivo dell’ovovia, lasciando che chi ha problemi di mobilità - come avveniva già prima - impieghi una fermata di vaporetto per raggiungere da Piazzale Roma la Stazione ferroviaria di Santa Lucia e viceversa. La stessa Avm - l’Azienda veneziana per la mobilità - che ha avuto provvisoriamente in gestione dal Comune il funzionamento dell’ovovia, non vedrebbe l’ora di liberarsi da questa «grana», anche perché i costi di manutenzione del dispositivo sono stati finora a carico del Comune, ma se Avm subentrasse definitivamente nella gestione, dovrebbe assumerseli a sua volta. L’ultima parola spetterà al sindaco Luigi Brugnaro, ma l’ovovia di Calatrava sembra davvero avere i giorni contati.
C'è poi il problema dei costi in vertiginoso aumento:l’ovovia non funziona, ma il «tassametro» dei suoi costi continua a salire. L’ultimo stanziamento, di circa 56 mila euro, dovuti alla società Hmr Ingegneria e Servizi srl per il saldo delle sue prestazioni professionali relative alla direzione lavori e coordinamento alla sicurezza del dispositivo traslante agganciato al Ponte di Calatrava. La Hmr è una società di ingegneria fondata dall’ingegner Hermes Redi, che è anche l’attuale direttore del Consorzio Venezia Nuova. Ma al di là del singolo compenso di Hmr, è il costo complessivo dell’ovovia che è nel tempo progressivamente lievitato dal milione di euro circa previsti nel 2004 ai circa 3 milioni e 300 mila euro dell’ultimo crono programma accertato, al netto dei costi di manutenzione dell’opera, da definire. Un costo lievitato anche per le varie perizie suppletive: la prima nel 2009 per circa 159 mila euro, a cui si sono aggiunti poi poco meno di 300 mila euro stanziati per affidare all’impresa Tecnologie Industriali i lavori inizialmente assegnati alla Cignoni, poi allontanata dal cantiere.
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