Lo storico trabaccolo ritorna in laguna. Il 7 luglio la festa per il restauro

VENEZIA. Il trabaccolo Nuovo Trionfo riprende la via della laguna. Oggi esce dalla “clinica”, il cantiere Casaril di Cannaregio, dove è rimasto due anni, per essere ormeggiato a Punta della Dogana dove sarà scoperto il nuovo “pelliccione” di ringraziamento agli dei del mare.
Il sogno di un gruppo di romantici amanti della marineria tradizionale diventa realtà. Un’impresa per i 150 soci della Compagnia il Nuovo Trionfo che con fantasia, impegno, e tanta passione ha trovato i soldi, il tempo e le competenze professionali per riportare in vita questo ultimo trabaccolo di Venezia.
«Moltissime sono le persone da ringraziare ma cito in particolare Ermanno, Alessandro e Marco Ervas, insostituibili in questa impresa», sottolinea Massimo Gin, presidente della Compagnia, «Se domani (oggi ndr) inauguriamo il “pelliccione” sull’asta di prua, è grazie al maestro intagliatore Marzio De Min, al decano dei remeri veneziani Saverio Pastor e alle ricerche storiche e iconografie di Gilberto Penzo.
Inoltre viene svelato il restauro di un pezzo originale del Nuovo Trionfo: la “zoggia” di poppa, che dal 1926 ha accompagnato tutti i viaggi dei suoi equipaggi. Siamo riusciti a far risplendere questo ornamento che ritrae Ulisse che fugge al canto delle Sirene, per merito del maestro restauratore Mario Arnaldi e alla preziosa assistenza di Francesca Saltarella.
Il Nuovo Trionfo è un punto di partenza anche per la città. La sua rinascita è fatta di passione e con la stessa passione lo faremo navigare in laguna sviluppando i programmi di formazione per le scuole che già sono pronti per il prossimo anno. Il nostro obiettivo è anche quello che possa creare dei posti di lavoro per i giovani. Io sono convinto che la storia di questo trabaccolo può essere presa come metafora per Venezia: impegno, competenza e passione e può rinascere».
Sabato 7 alle 19 l’ormeggio a Punta della Dogana dove ci sarà la festa per celebrare il ritorno alla navigazione.
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia