«L’embargo russo ci costringe a chiudere»

Campagna Lupia. Il consorzio “Freschissimi”: 20 aziende dovranno lasciare a casa 60 stagionali
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CAMPAGNA LUPIA. «L’embargo voluto dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea contro la Russia a causa della complicata crisi ucraina ha provocato un contro embargo russo sui prodotti agricoli che esportiamo. Un embargo che ci sta mettendo in ginocchio. La stagione autunnale ed invernale è compromessa. Resteranno a casa dal lavoro una sessantina di stagionali».

A spiegarlo senza tanti giri di parole è Luciano Quaggio, presidente del consorzio agricolo “Freschissimi” che ha sede a Campagna Lupia in via Due Giugno.

Il consorzio ha come associate una ventina di aziende agricole fra Riviera, Miranese e Padovano. Il consorzio produce ortaggi (insalate, insalatine radicchio, lattughe verdure a foglia larga) di altissima qualità. Il consorzio ha ottenuto certificazioni a livello europeo: per la gestione dei servizi ai soci, per la gestione ambientale (si tratta del primo consorzio di aziende agricole in Italia ad aver conseguito questa certificazione). Ha come obiettivo la riduzione degli inquinanti e il rispetto dell’ambiente, applicando regole sempre più rigide e severe.

«Alcune aziende consorziate», spiega Quaggio, «hanno diversificato le esportazioni ma alcune aziende hanno almeno metà della produzione di insalatina o lattughe diretta in Russia, ora a causa dell’embargo non potrà essere venduta. L’insalata che resterà sui campi aumenterà la produzione e abbasserà il prezzo della merce. Il rischio è che non valga nemmeno la pena di venderla o raccoglierla. Così gli stagionali con ogni probabilità per questo autunno ed inverno non saranno chiamati affatto a lavorare. Stimiamo in media perdite del fatturato dal 30 al 40%». Perderanno lavoro per sei mesi circa 60 persone.

Il rischio è che l’embargo russo si protragga nel tempo e metta in ginocchio l’attività degli agricoltori veneziani e padovani. Le produzioni agricole dirette in Russia sono quelle dell’area sud dell’Europa (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Francia), quelle appunto che nel clima russo non crescono.

«Come nel caso dell’emergenza causata dell’Escherichia coli», continua Quaggi, «che tre anni fa ci arrecò forti danni, anche stavolta chiediamo rimborsi settoriali all’Unione Europea. I rimborsi però in quell’occasione arrivarono in ritardo e in misura insufficiente. Non vorremmo che questa situazione si ripetesse, altrimenti per alcune aziende agricole non resterà che chiudere».(a.ab.)

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