LE INDAGINI SWG / Sette milioni di italiani si sentono poveri

VENEZIA. Incertezza, paura, sfiducia nel futuro. Il Paese è permeato da un generale clima di pessimismo e di insicurezza, che frena i consumi e allontana ancora di più l’uscita dal tunnel. Più di un italiano su dieci si sente ormai “povero”, il che significa che più di 7milioni di cittadini non arrivano a fine mese e sono spesso costretti a indebitarsi. In più, per otto italiani su dieci nell’ultimo anno è crollata la capacità di spesa. In tale clima, si acuisce anche il disagio sociale, che per tre italiani su cinque è grave o abbastanza grave. I dati emergono in tutta la loro drammaticità dall’indagine “Oltre le nebbie – l’Italia che cambia” condotta da Swg in esclusiva per il Festival della Politica attraverso Scenari Italiani, osservatorio permanente dell’opinione pubblica italiana che l’Istituto di sondaggi sta realizzando dal 1997. L’analisi delle dinamiche socio-politiche del nostro Paese sarà illustrata oggi (ore 19 , piazza Ferretto, Mestre) durante uno dei dibattiti proposti nella quattro giorni culturale organizzata dalla Fondazione Gianni Pellicani. Il confronto vedrà come protagonisti il sociologo Gianfranco Bettin, il giornalista e scrittore Luca De Biase, il professore Piero Ignazi e il professor Enzo Risso.
L’indagine si divide in due fasi: il clima sociale del Paese e lo stato di salute delle famiglie.
Il clima sociale del Paese. La ripresa economica dell’Italia? Trequarti degli italiani esprimono pessimismo, un sentimento che cresce di giorno in giorno, dato che rispetto alla penultima rilevazione dell’Istituto Swg (gennaio 2013) ad aprile di quest’anno i pessimisti sono cresciuti del 6%. D’altra parte, in un’Italia che cambia, le famiglie si sentono sempre più in difficoltà, tanto che il 12% degli intervistati dichiara senza mezzi termini di sentirsi “povero”. Un altro quarto del campione arriva a fine mese con “molta difficoltà”, mentre il 44% degli italiani (+4% sul 2012) a fine mese arriva, ma deve compiere i salti mortali per far quadrare i conti. Un intervistato su cinque dice che il suo reddito gli consente di vivere con tranquillità, ma l’anno prima lo diceva un intervistato ogni quattro. In tale contesto, cresce inevitabilmente il disagio sociale (povertà, emarginazione, droga, alcolismo, violenza), almeno nella percezione dei cittadini. Infatti, più di tre italiani su cinque (63%) pensa che nel territorio in cui vive il disagio sia grave o abbastanza grave, anche se per un quarto degli intervistati il disagio non è “particolarmente grave”. Il 2013, comunque, mette in luce tutte le difficoltà del Paese, dato che l’83% del campione ritiene che nell’ultimo anno la situazione sociale sia peggiorata, una sensazione che ha soprattutto chi risiede al Sud. In particolare, secondo gli intervistati dall’Istituto Swg, sono aumentate le persone indigente, l’immigrazione e la violenza. Alla resa dei conti, però, la questione “sicurezza” (intesa nel senso più ampio del termine) divide in due il Paese. Il 49% degli italiani si sente molto sicuro (2%) o abbastanza sicuro (47%), mentre il 48% è poco sicuro (36%) o per niente sicuro (12%). Per circa metà del campione (46%) rispetto allo scorso anno non è cresciuta l’insicurezza, anche se una fetta quasi analoga (48%), si sente meno (34%) o molto meno (14%) sicura. I problemi che preoccupano maggiormente i cittadini (domanda con possibilità di più risposte) sono soprattutto la disoccupazione (52%), le tasse e il fisco (37%), il costo della vita (33%), le prospettive per i giovani (31%), lo sviluppo economico (26%). Bassa la percentuale di chi si dice preoccupato dal fenomeno immigrazione.
Lo stato di salute della famiglie. La crisi si ripercuote in particolar modo sul potere d’acquisto delle famiglie. Secondo l’Indagine Swg più di otto italiani su dieci (82%) rilevano che la propria capacità di spesa nel corso dell’ultimo anno è un po’ (42%) o molto (40%) diminuita. Oltre alle reali difficoltà economiche, la perdita del potere d’acquisto e il relativo calo dei consumi deriva da una sostanziale situazione di pessimismo che si trasforma in timore per il futuro. In particolare (possibili più risposte), metà degli intervistati teme di perdere i risparmi accumulati, un altro 37% ha paura di doversi indebitare. Un terzo del campione ha paura di non poter mantenere lo stesso tenore di vita del passato, un altro terzo di non avere i soldi necessari per le cure proprie o dei propri familiari, il 31% teme di non riuscire ad aiutare i figli, mentre è più bassa la fetta di chi si inquieta di fronte alla rata del mutuo (13%) e al credito al consumo (13%). In questo clima di incertezza, quattro quinti degli italiani ha già risentito in vari modi degli effetti di questa crisi e tre su quattro definiscono un po’ (46%) o molto (31%, +6% da ottobre 2012 a gennaio 2013) peggiorato il proprio tenore di vita. Ecco dunque che le “formichine” italiane riescono a mettere via soldi con sempre maggiore difficoltà: a ottobre 2012, il 23% del campione affermava di riuscire a risparmiare qualche cosa, a gennaio 2013 la percentuale è scesa al 16%. Il futuro? Davvero poco roseo. Circa metà degli italiani è convinto che fra un anno dovrà intaccare i suoi risparmi (32%) o fare debiti (17%). Da ottobre a gennaio questa quota è cresciuta del 6%.
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