«Le alluvioni? Erano previste La colpa è dei politici veneti finora non hanno fatto nulla»

I problemi della rete idrica regionale spiegati da due luminari D'Alpaos e Zuppi: «Canali pensati per le campagne di 100 anni fa»
A sinistra Giovanni Maria Zuppi ordinario di Idrogeologia all’Università di Ca’ Foscari A destra Luigi D’Alpaos ordinario di Idrodinamica all’Università di Padova Ai lati due edifici costruiti nelle golene di Livenza e Piave
A sinistra Giovanni Maria Zuppi ordinario di Idrogeologia all’Università di Ca’ Foscari A destra Luigi D’Alpaos ordinario di Idrodinamica all’Università di Padova Ai lati due edifici costruiti nelle golene di Livenza e Piave
 
MESTRE.
Perché è successo? «Perché la rete idrica veneta è stata concepita per il territorio agricolo di 100 anni fa. Il Veneto è stato urbanizzato e la rete è rimasta uguale». Le ultime alluvioni erano prevedibili? «Sì, prevedibilissime». Si ripeteranno? «Sì, perché anche se domani iniziassero gli interventi necessari ci vorrebbero decenni per ultimarli e nel frattempo il Veneto resterà con una rete idrica insufficiente». Di chi è la colpa? «Dei politici veneti. A tutti i livelli».  Dicono sia difficile mettere d'accordo due tecnici sulle cause di un disastro. Invece Luigi D'Alpaos, docente di Idrodinamica all'Università di Padova, e Giovanni Maria Zuppi, docente di Idroegeologia a Ca' Foscari, usano quasi le stesse parole.  
Fiumi: 50 anni buttati.
«La tragedia del 1966 non ha insegnato nulla», dice D'Alpaos, che seguì in qualità di assistente i lavori della Commissione De Marchi, istituita dal governo subito dopo l'alluvione di mezzo secolo fa per evitare altri disastri idraulici. «Il compito della commissione era quello di capire le cause e suggerire provvedimenti. Bene: la commissione ha fatto l'uno e l'altro, indicando fiume per fiume cosa andava fatto. Risultato? Zero assoluto. Non è stata fatta alcuna opera (tranne il serbatoio di Ravedis sul Cellina voluto dall'Enel). Per tutti gli altri fiumi che esondarono e che continuano a esondare (Tagliamento, Livenza, Piave, Bacchiglione solo per citarne alcuni) non è stato fatto nulla. Quindi non mi si venga a dire che questa nuova emergenza e le altre precedenti ci possono sorprendere».  «Ma non vi accorgete che queste alluvioni si ripetono sempre più spesso?», nota Zuppi, «Se voi andate a vedere il bacino del Piave vi accorgerete che in certi punti le case sono state costruite dentro la golena, cioè nelle zone dove il fiume normalmente si espande in caso di piena. Si può quindi dire che è un evento imprevedibile il fatto che quelle case siano state allagate? No: i fiumi sono come le nostre arterie, devono poter scorrere liberi nel loro territorio, altrimenti - se trovano case, ponti o rive cementate - vengono a invadere il nostro».  
Canali: ancora peggio.
Accanto ai fiumi, l'enorme rete di «capillari» che devono drenare l'acqua piovana è formata dai canali, la cosiddetta Rete idraulica minore (Rim). «La premessa - dice D'Alpaos - è che il terreno urbanizzato riversa acqua in misura fino a 30 volte superiore di un terreno agricolo. Chiunque può vedere, paragonando il Veneto di 100 anni fa a quello di oggi, che il nostro paesaggio è stato stravolto, con un'urbanizzazione che ha pochi paragoni a livello mondiale. Tutti i canali e le canalette sono invece rimasti uguali. Serve metterci mano urgentemente». Per capirsi: si pretende che canali pensati per terreni agricoli che sversano 100 tonnellate d'acqua, possano servire terreni che ne sversano 3.000. «Ma quello che fa piangere è che non viene nemmeno più fatta la manutenzione ordinaria», nota Zuppi, «cioè si vanno a controllare e a stabilire "adeguati" questi canali a fine estate quando sono poco più che rigagnoli, dimenticandosi che la funzione per i quali sono pensati viene svolta in autunno o primavera».  
Le colpe.
«Sono stati fatti decine di studi dai più grandi luminari, da fior di commissioni. Eppure se domani il Veneto avesse tutti i soldi per fare tutti gli interventi necessari non potrebbe nemmeno cominciare», spiega D'Alpaos, «questo perché la classe politica veneta non ha nemmeno approvato il Piano di sicurezza idraulica per i nostri fiumi: per Tagliamento, Livenza, Piave o Bacchiglione non è mai stato deciso cosa fare. Gli studi si contano a decine. A questo punto un cittadino potrebbe pretendere che i politici svolgano un torneo medievale e che l'ultimo sopravvissuto decida. Altrimenti sarà sempre peggio: in idraulica non decidere è peggio di sbagliare».  «La colpa è di tutti i politici veneti», dice Zuppi, «gli assessori regionali, provinciali e comunali si ripartiscono equamente le colpe. Non hanno fatto assolutamente nulla. Perchè la gestione dei corsi d'acqua, anche la gestione d'alveo, costa moltissimo in termini di soldi e di decisioni che possono essere impopolari, ma che vanno prese».  
I rimedi.
D'Alpaos: «Bisogna fare il primo passo. Se è vero che ci aspetta una "Lunga marcia" che durerà decenni è anche vero che questa va iniziata ora. E la gente sarebbe disposta anche a sopportare sacrifici, se questi venissero spiegati da una classe politica seria all'interno di un progetto complessivo».  Zuppi: «Iniziare a intervenire ora e usare il "bastone" per eliminare i pericoli. Un'idea pratica? Quella di aumentare i premi assicurativi per le case costruite vicino agli alvei dei fiumi».  

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