L'azienda Cosmo: «Nessun inquinante rilasciato in terra, acqua o aria»

MESTRE. «La cosa principale che Cosmo intende sottolineare è che nessun inquinante è stato rilasciato nel terreno, nell’aria e nell’acqua. Le analisi eseguite da terzi lo testimoniano. I titolari hanno sempre operato nel rispetto del luogo dove hanno insediato la loro attività e dove hanno scelto di vivere e dove vivono i loro dipendenti. Nessuna terra dei fuochi, nessuna correlazione con l’insorgere di malattie quindi. Non c’è nessun pericolo che delle sostanze inquinanti siano finite sul territorio. Ricordiamo sempre che gli stessi Cosmo sono i primi esposti a eventuali sostanze pericolose non trattate correttamente».
A parlare è Domenico Giuri, legale della Cosmo di Noale. La ditta a cui la settimana scorsa la Procura di Venezia ha sequestrato 280 mila tonnellate di Ecocem, un materiale usato nella realizzazione di fondi stradali e altre opere edili e che viene prodotto dalla lavorazione di rifiuti provenienti da bonifiche di terreni e scarti edilizi. Secondo l’accusa, il prodotto sequestrato presenta quantità di metalli pesanti che possono essere dilavate e quindi finire nel terreno e nelle falde acquifere.
«Noi abbiamo avuto solo da poco le migliaia e migliaia di pagine dell’ordinanza di sequestro. Troppe per poterle leggere tutte in vista dell’udienza in cui il giudice doveva decidere sulla nostra richiesta di dissequestro» spiega il legale «Il materiale sequestrato ora è diventato un monolite e non può rilasciare sostanze per dilavamento. Le analisi confermano che non c’è stato rilascio di inquinante. La Cosmo rispetta la legge anche se questa, va detto, non è chiara ed è interpretabile. Basti pensare che se l’inerte che esce dalla Cosmo viene trasformato in cantiere, cioè al prodotto ottenuto dalla lavorazione dei rifiuti viene aggiunto cemento e acqua, non c’è controllo. La legge non lo prevede. Mentre se esce dallo stabilimento di produzione, sì. Ma ripeto, non c’è nessun rilascio di sostanze dall’Ecocem sequestrato a Noale e a Paese».
A Paese poi c’è la rogna della presenza di tracce di amianto su 3000 mtri cubi di rifiuti stoccati. Rifiuti che l’amministrazione comunale locale aveva ordinato di rimuovere. «La Cosmo aveva deciso di spostarli a Noale dove esiste un piano lavoro, approntato con verifica dello Spisal, per trattare l’amianto. Qui potevano bonificare questi rifiuti dove sono stati trovati tre pezzetti di eternit, ciascuno grande come una moneta da un euro. Nel frattempo però è arrivato il nuovo sequestro su tutto il materiale presente in cava. Ma anche in questo caso nessuna analisi ha individuato tracce di amianto nel terreno, nell’acqua e nell’aria. A Paese gli unici sequestri riguardano il cumulo di Ecocem e i tre dove sono state trovate le tracce di amianto», conclude l’avvocato Giuri. —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia