Cgil: «Nel Veneziano crescono i lavoratori poveri». Otto anni di salari in calo, giù del 10%
Parrucchieri, musei, trasporti, stagionali: cresce la precarietà e crolla il potere d'acquisto. La Cgil lancia l’allarme e promuove i referendum sul lavoro: «È ora di invertire la rotta»

Dai lavoratori delle biblioteche e dei musei, fino a parrucchieri ed estetiste, e poi i dipendenti del settore dei trasporti, cameriere e albergatori: tutti lavoratori poveri, il cui potere d’acquisto negli ultimi otto anni è crollato di circa il 10%.
Se questa situazione affligge, a macchia di leopardo, tutt’Italia, si fa ancora più lampante nel Veneziano, complice la grande diffusione del lavoro stagionale e di quello legato ai servizi.
A lanciare l’allarme, è la Cgil: «I veneziani sono sempre più poveri», dichiara il segretario generale Daniele Giordano, «come sindacato, crediamo sia necessaria un’inversione di rotta, serve recuperare subito la perdita di potere d’acquisto. Per aumentare i salari, si devono rinnovare i contratti. Anche per questo, venerdì scorso eravamo in piazza con le metalmeccaniche e con i metalmeccanici, ma ci risulta altrettanto evidente che bisogna ambiare il mercato del lavoro».

Una vera e propria urgenza perché, oltre all’inflazione, l’economia risentirà anche dei dazi applicati dagli Stati Uniti, i cui effetti potranno essere particolarmente dannosi, soprattutto per quelle famiglie che già si trovano in difficoltà. Infatti, ribadisce Giordano, «Si sa che l’inflazione colpisce di più chi ha meno, rinunciare ad un auto nuova non è la stessa di dover rinunciare ad una spesa o ad un bolletta».
La differenza diventa lampante guardando la differenza tra i redditi medi per le varie sezioni Ateco: se delle attività come quelle scientifiche e i servizi alle imprese reggono, con una variazione tra il reddito medio del 2015 e quello del 2023 pari, rispettivamente, al 3 e al 2%, la maggior parte vede una differenza in negativo. A rimetterci maggiormente sono proprio le altre attività di servizi, dalle lavanderie a parrucchieri ed estetisti, crollati quasi del 18%. Non va meglio nemmeno alle attività artistiche, culturali e sportive, legate a biblioteche, archivi, musei e palestre: anche in questo caso, il crollo del reddito è del 17%.
Seguono, poi, i settori del trasporto e magazzinaggio (-12%) e dei servizi di alloggio e ristorazione (-9%).
«Un altro dato che non è possibile ignorare, riguarda il legame tra perdita di potere d’acquisto e precarizzazione del lavoro. Lo vediamo nella diversa distribuzione delle tipologie di contratto tra il 2015 e il 2023» prosegue. A fronte di un aumento del 16% del numero di lavoratrici e lavoratori nella provincia, i dipendenti a tempo determinato sono aumentati in proporzione del 35%, gli stagionali del 24%, i contratti a tempo indeterminato del 8%.
Ciò non ha una ripercussione solo sul potere d’acquisto, che aumenta per tipologia contrattuale fino al 14%, e di conseguenza dell'impoverimento generale, ma anche sulla trasformazione radicale della composizione del lavoro, «che favorisce in modo molto marcato quello povero e precario».
Così, e la Cgil ne è convinta, la perdita del potere di acquisto si lega indissolubilmente anche ad una situazione di crescente ricattabilità e precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori. Anche per questo, sono stati messi in campo dal sindacato i quattro referendum sul lavoro.
«Tutte le cittadine e i cittadini, in questa occasione, avranno la possibilità di mettere un freno alle leggi sbagliate che ci hanno resi più poveri. I licenziamenti, i contratti a tempo indeterminato, la scarsità di regole negli appalti e nei subappalti, assieme ai requisiti necessari per avere la cittadinanza italiana, hanno reso il lavoro più debole, disincentivando la crescita del valore aggiunto rispetto ad una visione speculativa dell’attività economica» conclude Giordano .
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