L’assenteista dell’Arpav patteggia un anno e 8 mesi

Un anno e otto mesi di pena patteggiata per essersi assentato dal posto di lavoro, andando a fare shopping o giri in bicicletta, pur risultando in servizio. Ieri mattina davanti alla giudice Roberta Marchiori è stato trovato l’accordo sulla pena per Daniele Lugoboni, 57 anni, il dipendente dell’Arpav di San Donà chiamato a rispondere delle accuse di peculato e truffa aggravata al termine dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e coordinata dal pubblico ministero Stefano Ancilotto.
Lugoboni, difeso dall’avvocato Giacomo Vallese, ha risarcito il danno provocato all’Agenzia per l’ambiente - una somma pari a circa duemila euro - per le ore che gli erano state pagate e che invece lui aveva trascorso fuori, per scopi che non erano di lavoro. Il risarcimento era la condizione necessaria per procedere con il patteggiamento. La cifra è stata accettata a titolo di acconto dall’Arpav, costituitosi parte civile con l’avvocato Diego Bonavina junior di Padova. Lo stesso ente ha chiesto tuttavia un risarcimento per il danno morale patito. Sul dipendente pende un provvedimento di licenziamento senza preavviso, come previsto dal regolamento interno all’agenzia, che è stato impugnato davanti al giudice del tribunale del lavoro.
L’inchiesta era scattata nel 2015. I militari del Nucleo mobile delle Fiamme Gialle di San Donà avevano fotografato Lugoboni sia in sella alla sua bicicletta, sia in auto in orario di lavoro. Mesi di pedinamenti e di osservazioni, oltre che di analisi delle celle agganciate dal cellulare del dipendente: tutto il materiale raccolto era servito a dimostrare come il cinquantasettenne, addetto a verifiche e accertamenti tecnici nel settore ambientale, fosse stato scoperto fuori dal posto di lavoro - impegnato in particolare nel fare la spesa, ma anche a casa o a fare un giro in bicicletta - mentre risultava presente in servizio per l’intero turno.
Erano stati accertati in tutto 53 episodi di assenteismo. In 24 casi accertati dai finanzieri, il dipendente era stato sorpreso a utilizzare i mezzi di servizio di proprietà dell’Arpav sempre per scopi personali. Erano scattate anche alcune perquisizioni, sia negli uffici dell’Arpav di Mestre e di San Donà, grazie anche alla collaborazione dell’Agenzia, sia a casa di Lugoboni.
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