Laguna come l'autostrada e velocità fuori controllo
Moto ondoso, il problema si aggrava. I controlli non bastano e le competenze restano divise. Situazione a rischio alle Fondamenta Nuove, Giudecca, Sant’Elena

VENEZIA. Moto ondoso fuori controllo. L’incidente al dragon boate che ha visto 23 studenti finire in acqua per colpa delle onde, per fortuna senza conseguenze, ripropone il problema.
Problema. Del traffico, delle onde e dei danni alle rive. Ma anche della sicurezza di chi va in barca. Una battaglia che rischia di diventare di sola testimonianza se non si vedranno presto iniziative decise e provvedimenti concreti per invertire la tendenza. Lunedì 27, prima giornata quasi estiva, l’emergenza onde non era soltanto alle Fondamente Nuove. Pericoloso traversare a remi – e anche con le piccole barche a motore – il canale della Giudecca in tempesta, il canale delle Navi, Sant’Elena. Le grandi navi ancora non ci sono, ma una flotta infinita di Gran Turismo, taxi, barconi, vaporetti di linea e non di linea provoca un effetto continuo di «mare forza sette».
Esperimenti. Da anni si discute di competenze e di provvedimenti, si protesta contro il moto ondoso e la mancanza di controlli. Ma nulla cambia, se non il numero delle barche in circolazione e la loro velocità. Di questo passo, la distruzione della laguna «bene comune» non è lontana.
I commissari. Due gli esperimenti, negli anni Duemila, di dare pieni poteri al commissario – in quel caso erano i sindaci – per risolvere la situazione. I risultati sono quasi a zero. Unica conquista, le targhe per le imbarcazioni da diporto. Ne sono state consegnate quasi 60 mila, e tante sono le imbarcazioni private circolanti oggi in laguna. A cui vanno aggiunti ovviamente i taxi e i motoscafi del noleggio, i topi da trasporto, il Gran Turismo, la flotta Actv e i mezzi di Alilaguna e altre società private.
I controlli. È ormai una telenovela quella dei controlli che non sono sufficienti. Le forze dell’ordine fanno il loro lavoro, ma i risultati stentano ad arrivare. Vigili e Capitaneria utilizzano a volte il telelaser per il rilevamento elettronico delle velocità, ma non basta. Per controllare tutta la laguna ci vorrebbe l’esercito. Inattuata la proposta di un sistema di controlli automatico. Con telecamere e riprese dall’alto, Gps a bordo di ogni barca del servizio pubblico, pattuglie.
Venezia, naufragio per 23 studenti
Le competenze. L’ostacolo principale a controlli efficaci sembra essere quello delle competenze. Al di là degli annunci, nulla cambia: il Comune è competente solo nelle acque «interne», cioè il Canal Grande e i rii. Autorità portuale e Capitaneria nei canali navigabili (bacino San Marco, Giudecca, canale delle Navi), Magistrato alle Acque (oggi Provveditorato alle Opere pubbliche) nel resto della laguna. Le leggi sui servizi pubblici non di linea (taxi e noleggio) le fa la Regione, i regolamenti la Provincia, ora Città Metropolitana. La vigilanza è saltuaria, le sporadiche riunioni in Prefettura non hanno grandi effetti.
I limiti. Cartelli e norme che si incrociano, limiti che non tengono conto della stazza delle barche e dunque della loro reale produzione di onde. In Canal Grande ad esempio le barche private possono andare a 5 chilometri orari, i taxi a 7, i vaporetti a 11. In bacino 14 chilometri orari in altri canali come Tessera 20, nei canali esterni 11, nei rii minori 5. Ma sono limiti “virtuali”. Perché nessuno controlla e pochi a bordo sono in grado di controllare l’effettiva velocità.
Gli incidenti. Si ripetono con frequenza preoccupante incidenti nautici tra motoscafi e barchini. L’aumento delle velocità provoca pericolo, anche in aree tradizionalmente «sicure». Spesso a guidare barchini fuoribordo ci sono ragazzi senza patente. Non necessaria per motori fino a 40 cavalli. Che con qualche modifica possono essere trasformati in 70. Bolidi capaci di superare in acqua i 70 chilometri orari.
Educazione lagunare. All’indomani dei grandi incidenti viene rilanciata la necessità di controlli e educazione civica. In realtà le iniziative in questo campo sono poche. Ci prova qualche associazione, Vento di Venezia e il neonato comitato per la sicurezza della navigazione.
L’allarme. «La navigazione in bacino in queste condizioni è pericolosa», denunciano da anni i gondolieri del Molo. Qualche gondola si è rovesciata sotto l’effetto delle onde. «La situazione è grave e in peggioramento», si sfoga un gondoliere. Se non fanno qualcosa, qua ci scappa il morto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia
Leggi anche
Video