L’aeroporto raddoppia: 16 milioni di passeggeri entro il 2035

TESSERA. Cento e cinquanta milioni di euro dalla Bei, Banca europea degli investimenti, per ingrandire entro il 2025 con un raddoppio l’aeroporto Marco Polo di Tessera, terzo aeroporto «strategico» nazionale per Enac. Ma con l’ente nazionale di aviazione civile, Save già pensa a triplicare lo scalo, con il Masterplan 2035 in via di elaborazione.
Save ha un piano da 904 milioni di euro di investimenti previsti fino al 2021 e 480 milioni di opere già realizzate entro la fine di quest’anno. Che per l’aerostazione dell’aeroporto di Venezia, a 60 anni dalla prima pietra, significa avere entro pochi anni 59 mila metri quadri in più di terminal con il primo cantiere, a Nord, che prende il via a maggio 2019 e terminerà ad aprile 2021. La seconda fase terminerà nel 2023 e la terza fase partirà da marzo 2023 e terminerà a maggio 2025.
La Bei finanzia con 150 milioni di euro opere per 477 milioni di euro; finanziamento da restituire in 18 anni, destinato in parte al nuovo ampliamento del terminal e in parte al rifacimento delle piste, altro importante cantiere partito nei mesi scorsi.
«Una garanzia di investimento sul futuro, perché la mobilità di merci e persone è condizione essenziale per lo sviluppo economico e sociale», rileva Dario Scannapieco, vice presidente della Bei, ieri al Marco Polo per la firma dell’accordo con la Save di Enrico Marchi. Scannapieco ricorda che i fondi europei derivano dal Piano Juncker e che la Bei ha una lunga tradizione di finanziamento al Veneto e a Venezia: il Passante, il tram di Mestre, il Mose hanno beneficiato di questi fondi. «Su 100 milioni di investimenti Bei in Italia, 51 milioni sono per infrastrutture e 15 per il trasporto e il Veneto che rappresenta il 14% delle esportazioni e l’11 per cento del Pil è attore di sviluppo, da attuare con buonsenso e spendendo bene le risorse».
Il finanziamento al Marco Polo significa nuove infrastrutture e nuovo lavoro: «Oggi in aeroporto lavorano 10 mila persone, con questi cantieri assicuriamo 2.700 posti di lavoro nei cantieri e poi dai 500 ai mille posti stabili nei nuovi spazi dell’aeroporto», dice Enrico Marchi che snocciola poi i dati dell’operazione di ingrandimento dell’aerostazione del Marco Polo: «Nel 2002 l’aerostazione era di 43 mila metri quadri; oggi sono saliti, con il primo ampliamento, a 78 mila metri quadri. Dal maggio scorso sono aperti i cantieri della nuova area Extra Schengen, di 3.500 metri quadri, e si arriverà alla fine dei tutti i cantieri a 140 mila metri quadrati. Il tutto realizzato con un aeroporto sempre in funzione», dice.
Obiettivo, dice il presidente di Save, garantire un grande aeroporto al Veneto per le olimpiadi di Cortina del 2026 portando la capacità oraria di ospitalità dei viaggiatori da 2.400 passaggi l’ora a 3.600.

L’aeroporto triplica, precisa Giulio De Carli dello studio di progettazione One Works, ma sempre nel segno stilistico, attualizzato, di Giampaolo Mar, l’architetto della prima aerostazione ispirata alle Gaggiandre dell’Arsenale e voluta da Gianni Pellicani.
Alla firma ieri ha presenziato anche Alessio Quaranta, direttore generale di Enac, l’autorità governativa che ha approvato il piano di sviluppo. Ente che è anche di vigilanza ma con Save non ha problemi: ha autorizzato varianti al primo masterplan e lavora al secondo. «Contribuirà ad incrementare la capacità operativa del terminal e innalzare gli standard qualitativi dei servizi a passeggeri e operatori», spiega Quaranta, che assieme ai suoi tecnici, conferma che l’espansione aeroportuale deve evitare i contraccolpi di uno sviluppo che non sta al passo con la crescita turistica, che corre e rischia di trovare tutti impreparati. Nel 2030 la previsione è di 250 milioni di viaggiatori che usano l’aereo e tassi di crescita del 3,3%. Venezia chiude il 2018 superando gli 11 milioni di passeggeri e punta diritta verso i 16 milioni ma nel 2040 si potrebbe toccare i 20 milioni di turisti Schengen ed extra Schengen. «Con il 70% di viaggiatori stranieri, a pagare gli investimenti sugli aeroporti italiani sono loro, non gli italiani, visto che le risorse sono tutte dei privati», dice Quaranta. —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia