La vittima ha aperto, conosceva il suo assassino

MARGHERA. Ucciso da chi conosceva, da una persona di cui non aveva timore, tanto da “offrirgli” le spalle. Alberico Cannizzaro, 79 anni, è stato colpito con due coltellate alla parte alta del corpo e altre tre alle gambe. La morte del pensionato, padre di don Corrado e don Stefano Cannizzaro, risalirebbe a giovedì mattina, mentre il delitto è stato scoperto intorno alle 16.40 da uno dei figli. L’assassino ha ucciso con violenza tanto da spaccare il coltello usato per colpire la vittima. Sono i primi elementi emersi dal sopralluogo cadaverico eseguito dopo il ritrovamento del cadavere, nell’abitazione in piazzale Radaelli.
Le coltellate. Chi ha ucciso Alberico lo ha colpito almeno cinque volte. La coltellata più grave, quella che molto probabilmente è risultata mortale, lo ha raggiunto tra collo e spalla mentre l’anziano dava le spalle al suo assassino. È stata l’ultima coltellata. Infatti il coltello si è rotto e la lama è rimasta conficcata nel corpo dell’uomo. Un’altra ferita da arma da taglio è stata riscontrata in corrispondenza di una delle scapole, mentre altri tre tagli invece segnavano le gambe dell’anziano. La morte risalirebbe alla mattina di giovedì, quindi diverse ore prima del rinvenimento, da parte di don Corrado Cannizzaro, del cadavere del padre.

L’arma del delitto. L’assassino per uccidere ha usato un coltello da cucina, ma per il momento non è chiaro se ha trovato l’arma nella casa dell’anziano oppure è arrivato nell’abitazione di Alberico già armato e per uccidere. Per sapere se si tratta di un coltello preso nella cucina dell’anziano, oppure no, bisogna attendere che la moglie della vittima entri in casa. La donna è ospite della parrocchia di uno dei figli, don Stefano. Solo lei potrà dire se il manico del coltello recuperato nella stanza del delitto era della sua cucina. Infatti mentre la lama è rimasta conficcata nel corpo della vittima, il manico del coltello è stato recuperato nella stanza e non lontano dal cadavere di Alberico, dagli investigatori della Squadra Mobile.
Conosceva il suo assassino. Stando ai primi accertamenti la vittima conosceva il suo assassino. Infatti i colpi inferti alla parte posteriore del corpo fanno capire che l’uomo non era in atteggiamento diffidente verso la persona che si trovava con lui all’interno della stanza. Non sembra siano stati trovati segni che fanno pensare ad una colluttazione. Quindi si presume che l’anziano non abbia fatto in tempo a reagire all’aggressione, mancherebbero anche le cosiddette ferite da difesa che solitamente riportano le vittime che cercano di parare i colpi. Ferite che si riscontrano su mani e braccia di chi viene aggredito. Inoltre le varie porte di entrata non presentano segni di scasso: chi ha ucciso o aveva le chiavi delle porte oppure ha suonato il campanello e si è fatto aprire. Anche questo confermerebbe la conoscenza, da parte della vittima, del suo carnefice.
Chi abita in zona descrive Alberico come una persona mite e molto educata. Nessuno ricorda di un suo litigio con qualcuno.
Il movente del delitto. Quando non ci sono elementi per arrivare immediatamente al responsabile di un delitto o una pista sicura, gli investigatori iniziano ad analizzare la vita della vittima. Questo per individuare chi poteva avere un movente per uccidere. Nell’abitazione gli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal vice dirigente Barbara Re, hanno cercato eventuali elementi per capire se si sia trattato di un furto trasformatosi in rapina e poi in delitto. Ma a quanto pare nulla, per ora, conduce a questa pista. Il primo di luglio l’anziano ha ritirato la pensione, ma i soldi non erano in casa perché Alberico si faceva accreditare la pensione sul conto corrente. Era inutile, quindi, cercare quel denaro in casa. Ma forse chi ha ucciso non lo sapeva ed è andato per rubare. È possibile. Qualcuno ha chiesto del denaro all’anziano e lui ha detto no?

Le indagini. Ieri in Procura si sono incontrati gli investigatori della Mobile e il pm che coordina le indagini, Laura Cameli. L’incontro è servito a stabilire quali sono i prossimi passi da fare in attesa dell’esito dell’autopsia. Esame che si è svolto ieri all’obitorio di Marghera. Intanto sono proseguiti gli interrogatori delle persone vicine all’anziano e dei vicini di casa. Verifiche sono in corso anche sui sistemi di videosorveglianza della zona, per capire se hanno registrato sui video persone e comportamenti anomali. Solo il rientro della moglie della vittima consentirà di capire se è stato portata via qualche cosa dall’abitazione. Per il momento nessun testimone sentito ha visto persone allontanarsi dall’abitazione nelle ore in cui il medico legale fa risalire il momento del delitto. L’assassino conosceva il luogo dove si muoveva? Non è da escluderlo.
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