La metà dai ragazzini di terza media si ubriaca

L’indagine dell’Asl 14 fa emergere il dilagare dell’alcol tra i bambini delle nostre zone. Il pericolo del “bringe drinking” e la risposta degli esperti: «Facciamo realizzare agli stessi adolescenti dei video per segnalare la minaccia». Tra le ragazze in aumento casi di coma etilico, malattie veneree e gravidanze

CHIOGGIA. C’è un elemento che sta avvelenando in maniera sempre più pesante i nostri adolescenti. Da un’indagine fatta dal Servizio contro le devianze dell’Asl 14, infatti, in terza media, prima ancora di arrivare alle superiori, la metà dei ragazzini si è ubriacato e alcuni fino a sentirsi male.

L’indagine, portata avanti in forma anonima su un campione di 280 ragazzi di terza media inferiore, ha scoperto come il 48% aveva già bevuto alcolici in dose massiccia, che la maggioranza aveva iniziato proprio a casa e che il 6% si era sentito male per gli effetti dell’alcol.

E alle superiori va ancora peggio: il 50% dei ragazzi si è ormai abituato a bere parecchio almeno una volta la settimana.

"Purtroppo», spiega Ermanno Margutti, responsabile del Ser.D dell’Asl 14, «sono sempre più frequenti i ricoveri in ospedale di giovanissimi, in stato di coma etilico, soprattutto nei periodi estivi durante party in spiaggia sia pomeridiani che notturni, nonostante il divieto assoluto di vendere alcolici ai minori di 18 anni».

È cambiata da qualche anno la modalità di consumo dell’alcol nei giovani: sempre più si sta affermando il "binge drinking", una modalità ereditata dai Paesi anglossassoni in cui si ingerisce la massima quantità di superalcolici nel minor tempo possibile, una vera abbuffata di alcol con esiti pesantissimi. Quello che preoccupa ancora di più è la diffusione dell’alcol anche tra le ragazzine, con conseguenze facilmente immaginabili.

L’importante, vista l’età, è la comunicazione, che va fatta con linguaggi particolari proprio per essere recepita dagli adolescenti. Per questo si vuole fare realizzare proprio ai ragazzi una serie di video che avvertano in maniera efficace i coetanei sui pericoli nascosti nell’abuso di bevande alcoliche.

«Poiché gli utenti che si rivolgono a noi », conclude Margutti, « lo fanno molti anni dopo l'insorgere del problema, anche dopo 20 anni, è sempre più importante investire sui giovani e sulla prevenzione specifica sui rischi dell’abuso alcolico e sulla promozione di vita sana. Anche perché va ricordato sempre che l’uso di alcol fa da volano all’uso di altre sostanze ed è sicuramente causa di ulteriori comportamenti a rischio soprattutto nei ragazzi più giovani, come il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmesse, gravidanze, incidenti stradali».

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