La mamma della tredicenne vittima di bullismo: «Giustizia per mia figlia»

Due giorni fa la ragazzina si è lanciata dalla finestra della scuola. Ora è in ospedale ferita. La madre: "Confessate, solo allora vi perdonerò".
Teenage boy taking picture of a teenage girl at the toilets.
Teenage boy taking picture of a teenage girl at the toilets.

VENEZIA. «Chiedo giustizia per mia figlia. Vorrei che chi l’ha presa di mira confessasse. Io la verità la conosco, perché mia figlia non mi nasconde nulla. Ma vorrei che qualcuno di loro si esponesse e dicesse cosa è successo».

Suona quasi come un appello quello della madre della ragazzina di 13 anni, vittima di episodi di cyberbullismo, che martedì mattina si è lanciata dal bagno del primo piano della scuola media in cui studia, in un Comune del Veneto Orientale. La ragazzina si trova ancora ricoverata all’ospedale di Treviso. Nella caduta ha riportato alcune fratture, in particolare una all’anca. Dovrà essere sottoposta a un intervento, che potrebbe tenersi già oggi. La ragazzina, d’accordo con la famiglia, continuerà a essere seguita dallo psicologo che l’aveva già in carico.

La madre della tredicenne, sempre affiancata dagli avvocati Walter Drusian e Matteo Giuseppe D’Anna, è disposta a tendere la mano per il perdono nei confronti di chi avrebbe preso di mira la figlia. Ma chiede anche che l’inchiesta in corso, dopo la denuncia presentata a dicembre, faccia il suo corso. «Per me sono tutti ragazzini. Come hanno sbagliato loro, può sbagliare mia figlia. Ma giustizia dev’essere fatta, per mia figlia che solo così si può sentire protetta».

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Secondo quanto sostenuto dalla famiglia, la tredicenne sarebbe stata vittima a dicembre di insulti tramite messaggi su una chat. Negli ultimi tempi gli insulti sarebbero divenuti anche verbali. Sempre secondo la famiglia, la ragazzina sarebbe stata presa di mira da un gruppetto di coetanei, nell’ambito scolastico.

La mamma ripercorrere questi mesi. «Sono sempre stata molto attenta», racconta, «mia figlia si confidava con me, mi diceva che la prendevano in giro. Io le rispondevo che sarebbe passato tutto. Credevo fosse una cosa passeggera tra coetanei, non pensavo di arrivare fino a questo punto». «Questo accadeva a dicembre», prosegue la mamma, «mia figlia era molto nervosa, non mangiava, dormiva male. Non era la ragazzina serena che conoscevamo».

«Il messaggio che vogliamo ribadire è di stare attenti ai nostri figli. Stiamo parlando di una donna che ha fatto di tutto per evitare che si arrivasse a questo punto», tengono ad assicurare gli avvocati Drusian e D’Anna, «si è accorta del malessere della figlia, ha avuto un approccio soft per farla aprire, si è rivolta ai carabinieri, si è affidata a uno psicologo, ha parlato con la scuola e l’ha mandata al doposcuola. Adesso si attende che l’indagine assuma una svolta importante».

La mamma ribadisce l’aiuto avuto in questo periodo dalla scuola. Resta da capire cosa sia accaduto martedì scorso per scatenare quel gesto. «Mia figlia si è chiusa, ha detto che non vuole più parlare di quello che è successo. Neppure io voglio chiederle, magari più avanti», conclude la donna, «per il momento la mia famiglia le sta il più vicino possibile, non voglio abbia altro stress».

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