La Madonna contesa: "È di Mazzorbo, non andrà a Venezia"

La statua di Torretti, maestro del Canova, destinata a finire nella chiesa della Salute. Ma don Fornezza non ci sta

MAZZORBO. Vogatori e pescatori si facevano il segno della croce quando le passavano davanti. Era così amata che un veneziano che le rubò la corona da ragazzo, e riconsegnò dopo anni i pezzi.

Allora come oggi la statua della Madonna dell’antico convento dei Carmelitani Scalzi, un tempo a San Giorgio in Alga e ora nella Chiesa di Santa Caterina di Mazzorbo, continua a essere un punto di riferimento della comunità.



Proprio per questo, al primo accenno da parte della Curia di spostarla nella Chiesa della Salute, i mazzorbesi sono insorti. Oltre a un valore affettivo, la statua ha infatti anche un valore artistico non da poco perché è stata scolpita da Torretti, maestro del Canova. Dal canto suo la Curia minimizza: «La statua è di proprietà del Seminario Patriarcale. C’è un’ipotesi in fase di valutazione insieme al parroco e alla parrocchia del luogo che possa essere collocata alla Salute per la preghiera dei seminaristi, ma è un’ipotesi».



Tuttavia c’è molto di più, come dimostra la presa di posizione opposta di due parroci. Don Enzo Piasentin, l’attuale prete di Burano e di Santa Caterina è favorevole allo spostamento («La statua era temporaneamente a Mazzorbo. La Curia è proprietaria e deciderà dove posizionarla, sono in pochi quelli che si oppongono») e don Ettore Fornezza, ora parroco di San Michele e all’epoca proprio di Santa Caterina, completamente contrario.

È stato proprio lui a recuperare la statua nel 1980, quando giaceva a terra, circondata da sterpaglia e ruderi. «Una volta a San Giorgio in Alga c’erano i Carmelitani Scalzi, ma poi l’isola venne lasciata ai militari», racconta. «Quando i frati se ne andarono, per un po’ di tempo il patriarca Angelo Roncalli, poi Papa Giovanni XXIII e oggi santo, pagò personalmente un custode. Poi lentamente l’isola venne abbandonata».

Nel 1980 l’isola è meta di atti vandalici. Giorno dopo giorno spariscono pezzi e pezzi di monastero. La natura fa la sua parte stritolando con le radici ogni pietra. «Per terra c’era la statua di questa Madonna, messa vicino alla riva e pronta per essere portata via», prosegue don Ettore. «Grazie all’aiuto del Comune riuscimmo a portarla a Mazzorbo dove venne accolta con tanta gioia dai residenti».

Il ritrovamento della statua ha del miracoloso. «Si sapeva che aveva una corona, ma era stata trafugata». ricorda don Ettore. «Un giorno mi chiama un veneziano da New York e mi dice che da ragazzino aveva preso lui i pezzi e che li voleva riconsegnare».

L’appuntamento è a mezzanotte in Fondamente Nuove. I due si trovano e l’uomo consegna al parroco due borsoni pieni di cocci. «Tornando a casa incontro Loris Volpato, un grande orafo mancato poco tempo fa. Gli mostro i pezzi e lui ne riconosce il valore e si occupa di rimetterli a posto, ricostruendo la corona», conclude don Ettore che, come prima parrocchia fu destinato proprio a Mazzorbo «La statua è parte integrante dei mazzorbesi e non la si può togliere per metterla in un giardino dove nessuno la può vedere. Farlo sarebbe un vero delitto».

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