La festa del 4 Novembre nel ricordo di Nazario Sauro

MARTELLAGO. L’anniversario era in ricordo dei 100 anni dalla morte di Nazario Sauro, patriota della Regia Marina giustiziato per alto tradimento a Pola il 10 agosto 1916. Non solo. L’occasione è stata pure ricordare a tutti il valore di essere italiani, il significato del tricolore, fare un appello all’unità nazionale nel giorno delle Forze Armate. Ieri tutto il vertice delle forze dell’ordine veneziane si è ritrovato nel piazzale dell’elementare Sauro di Maerne, dal prefetto Domenico Cuttaia al questore Angelo Sanna, l’ammiraglio della Marina Marcello Bernard, il capitano Luigi Paratore dei Lagunari Serenissima, i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia locale per la Festa del 4 Novembre. Ad accoglierli i 379 bambini della scuola, che per l’occasione hanno cantato l’inno di Mameli, oltre al sindaco Monica Barbiero, il parroco don Paolo Magoga, la dirigente scolastica Monica Cuzzolin e tanti genitori che, telefonino in mano, non hanno voluto perdersi questo speciale momento.
L’iniziativa è stata voluta dalla Prefettura e dalla Marina Militare, che ha ricordato la figura di Sauro e ha consegnato la bandiera italiana alla scuola. «Un gesto che ci responsabilizza», dice la preside, orgogliosa nel vedere i suoi ragazzi essere protagonisti dell’alzabandiera. E proprio da questo gesto, Cuttaia ha invitato all’unità nazionale e ad aiutare chi è in difficoltà. «Ognuno di noi ha bisogno dell’altro», osserva il prefetto, «chi vive solo è destinato a essere infelice. In ogni comunità ci possono essere litigi ma poi si deve trovare un punto d’incontro e vivere serenamente. Serve il rispetto della dignità di ciascuno, a garanzia della convivenza civile. Nessuna differenza sul colore della pelle: questo è il modo per sentirci parte di una comunità». Un accenno all’alluvione di mezzo secolo fa a Venezia e Firenze e al terremoto dei giorni nostri: «Il 1966», dice Cuttaia, «divenne una vicenda nazionale. Lo stesso per il recente sisma in Centro Italia. Nella sofferenza c’è più bisogno di darsi aiuto».
Alessandro Ragazzo
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