La città “nasconde” i tesori nessuno li pubblicizza

Chioggia. Un patrimonio immenso di chiese, palazzi, musei e collezioni Sulla torre di Sant’Andrea c’è l’orologio più antico del mondo, ma pochi lo sanno
Di Elisabetta B. Anzoletti

CHIOGGIA. Chioggia “gelosa” dei suoi tesori. Un eufemismo per rendere l’idea di quanto sia difficile scoprire davvero tutti i gioielli che la località, che da anni si fregia dell’etichetta di “città d’arte”, nasconde tra calli, campielli e fondamenta.

Un patrimonio immane di chiese, palazzi, musei e collezioni che pochi conoscono perché pubblicizzati poco e male. Non solo mancano una mappa e una cartellonistica adeguata a indicare tutti i punti di interesse, ma addirittura al turista servirebbe una mappa per trovare il punto Iat di palazzo Ravagnan, dove prendere la cartina per orientarsi in città. Il punto di informazione e accoglienza turistica (che a fine maggio rischia di chiudere se non verrà attivata l’organizzazione di gestione della destinazione, ndr) si trova in riva Vena, non proprio un sito in cui ci si sbatta contro appena arrivati.

Tra le tappe dei turisti non mancano mai il museo civico, quello diocesano e la cattedrale, tutti nel polo sud della città, a pochi metri uno dall’altro, ma i luoghi storici e artistici sono molti di più e spesso non sono noti, non solo ai turisti, ma anche a molti chioggiotti. La proposta museale comprende anche il museo zoologico “Giuseppe Olivi” a palazzo Grassi (ingresso a 3,50 euro), che ospita anche un esemplare di squalo elefante, la collezione naturalistica del gruppo Linneo a palazzo Ravagnan con oltre 2.000 specie tra conchiglie, spugne e pesci, il museo Torre di Sant’Andrea con l’orologio più antico del mondo realizzato dal Dondi. Il polo culturale diocesano esce dalla mura del museo d’arte sacra e comprende anche la biblioteca, l’archivio storico e la pinacoteca-chiesa della Santissima Trinità (nota anche come chiesetta dei Rossi, ndr), fresca di restauro. Tappe obbligate anche le chiese: la cattedrale di Santa Maria Assunta, San Francesco, San Pieretto (appena restaurata), San Giacomo, Sant’Andrea, San Filippo Neri, che ospita anche una pinacoteca, e San Domenico con il suo Cristo ligneo portato dal mare.

Nel patrimonio “laico”, il municipio, palazzo Granaio (il più antico di Chioggia), palazzo Lisatti- Mascheroni, palazzo Grassi, palazzo Ravagnan e, la poco conosciuta, Casa Goldoni in corso del Popolo. Pochissimi sanno che esistono poi cappelline votive sparse nelle calli e un sottoportico, che si affaccia su canal Lombardo, noto come “Corte Rosa”, in cui si possono ammirare disegni e bassorilievi marinari. Se anche l’offerta in terraferma non bastasse ai turisti più curiosi si potrebbe consigliare un giro nelle acque interne con il bragozzo Ulisse (che parte da rivetta Vigo) o una tappa agli ittiturismi in cui abbinare la conoscenza della vita marinara alla tipicità gastronomica.

Qualche anno fa l’assessore alla cultura, Pierluca Donin, aveva tentato di dare visibilità ai tesori nascosti della città con un depliant, “Chioggia quando fuori piove”, che indicava proposte culturali alternative alla spiaggia, ma probabilmente non ha avuto grossa diffusione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia