La città dei teatri salvata dagli insetti

Enorme successo al Malibran de “Il ritorno dei chironomidi”, l'opera di Giovanni Mancuso contro la Venezia in svendita

VENEZIA. Torneremo a scrivere di nascosto “Viva Verdi” sui muri, questa volta elettronici? Intanto l’opera italiana torna a fare politica, torna cioè a occuparsi dell’attualità, di quella quotidianità che l’ha fatta grande e resa celebre in tutto il mondo. E lo fa partendo proprio dal teatro Malibran di Venezia, su cui si addensano continue voci di vendita di pezzi di proprietà pubblica dedicati alla crescita di tutti che rischiano di essere dati in pasto ai privati che vogliono diventare ancora più ricchi.

La domanda che viene posta da “Il ritorno dei chironomidi” opera “entomo-apocalittica a lieto fine” è: fino a quando? Fino a quando sopporteremo? Quando arriverà l’evento che scatenerà la rivolta che sta montando tra gli esclusi, tra noi che dobbiamo pagare le tasse per i ricchi evasori che mollano mazzette per avere privilegi? Un’opera bellissima, a scanso di equivoci, elettrizzante, capace di tenere inchiodati alla poltrona per il ritmo incalzante, per la bravura pura e schietta, per l’intrecciarsi tra attori, orchestra, regia e regia del suono in un contrappunto corale che si fonde in un continuo crescendo, con cammei di puro virtuosismo capaci di fare riflettere.

Una trama irriverente dove il tiranno (non eletto, insomma) Boo-oo e i suoi ministri corrotti tengono sotto scacco la città di Zakazik trasformandola in un plumbeo accumulo di merci inutili. Anche l’ultimo teatro sta per essere riconvertito in uno spaventoso centro commerciale. Ma un ultimo manipolo di strani personaggi resiste all’assedio. L’arrivo improvviso dell’Alieno che viene salutato come il tanto atteso liberatore si rivela un’amara illusione. La salvezza arriverà, inaspettatamente, da quei piccolissimi insetti dal nome altisonante e misterioso che nessuno ricorda più. La principessa dei Chironomidi guiderà l’enorme nuvola di piccoli moscerini contro gli oppressori costringendoli a fuggire.

Proprio come Venezia che negli anni Ottanta venne invasa da miliardi di quegli “insetti inutili”, come vennero ribattezzati, che misero a nudo la sua fragilità. Qui invece gli “inutili” scatenano la rivolta della gente contro il business (ogni riferimento è ovviamente non voluto) dell’invasione della monocultura turistica e dell’obbligo di anteporre il “busines” di pochi evasori all’interesse collettivo, alla cultura intesa come crescita personale e alla bellezza. La risposta? L’opera di Giovanni Mancuso costruita sui migliori talenti del Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, strumentisti, cantanti e attori, è andata “sold out” per tre giorni.

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