In provincia di Venezia mille insegnanti chiedono il trasferimento: colpa di stipendi bassi e caro vita
Si sono chiusi i termini per fare domanda al ministero per i trasferimenti, spesso al Centro – Sud. La Cgil: «Gli stipendi non bastano per vivere». La Cisl: «Serve un Piano casa»

Vogliono tornare a casa, dalla loro famiglia che, spesso, è al Centro-sud, stanchi di dover fare i salti mortali per arrivare a fine mese, tra affitti alle stelle, carovita e stipendio troppo basso.
Quest’anno saranno circa un migliaio le richieste di trasferimento da parte degli insegnanti della provincia di Venezia, qualcuna in più rispetto a quello precedente in virtù all’allargamento delle maglie previsto dal Ministero dell’Istruzione.
Le deroghe
La platea di lavoratori che possono fare domanda per la mobilità, quest’anno è più ampia, perché sono state previste deroghe per chi ha figli fino ai 16 anni (a differenza dei 14 di prima), per la legge 104 con estensione a sorelle e fratelli e per l’assistenza ai genitori (dagli over 75 agli over 65).
Tuttavia, non è detto che le domande verranno accettate tutte: dipende da quanti posti verranno resi disponibili nelle regioni di residenza che, nel Meridione, sembrerebbero essere in molti casi saturi. Le deroghe, fortemente volute dai sindacati, per Fabio Barina di Gilda Insegnanti sono comunque poche. «Noi siamo da sempre per l’eliminazione di ogni vincolo, perché crediamo che se le persone prendono servizio dove vogliono, poi non se ne vanno e, quindi, garantiscono la continuità didattica».
Un’attesa lunga tre anni
Ancora più tranchant è Michele Nudo che fa presente come la Uil negli ultimi anni non abbia mai firmato il contratto della mobilità perché, spiega, «siamo contrari al vincolo dei tre anni di attesa prima di poter chiedere il trasferimento».
Da contratto nazionale, infatti, prima di potersi spostare, maestri e prof devono insegnare tre anni in uno stesso istituto. «Non è giusto» prosegue, «se una persona vuole trasferirsi, tornare a casa, perché non darle la possibilità di farlo?». Il vincolo in questione è più complesso da rimuovere e sicuramente non verrà tolto a breve, «in virtù dell’impegno che il ministero si è preso con l’Unione Europea, per assicurare la continuità didattica» conferma Barina.
Carovita e affitti
Tra le ragioni della fuga degli insegnanti dalla Provincia di Venezia, non c’è solo il desiderio di avvicinarsi alla famiglia d’origine, ma anche il peso del carovita e del costo dell’affitto, particolarmente gravosi sugli stipendi esigui del comparto scolastico. Mariano Maretto (Cisl Scuola) pensa soprattutto alla situazione del centro storico, dove gli affitti residenziali sono pressoché inesistenti e i canoni alle stelle.
«Sarà il solito disastro, dettato dal fatto che in Veneto manca il welfare. Finché non ci si mette in testa di fare una seria politica per la casa, soprattutto a Venezia, le cose non cambieranno» dice. Tra le richieste della Cisl Scuola, infatti, la predisposizione di un Piano casa per tutti i dipendenti pubblici, con affitti calmierati, e l’implementazione dei servizi in sostegno alla genitorialità, primi fra tutti gli asili nido.
Lo stipendio
La Cgil Flc scava a fondo, per arrivare all’origine delle motivazioni che rendono difficile ai docenti far fronte al costo della vita e, di rimando, li spingono alla mobilità: il contratto. Edina Kadic va dritta al punto: «Questi stipendi non bastano per vivere» dice, ricordando come, nei mesi scorsi, siano stati proprio al centro degli scioperi del sindacato. Il contratto, infatti, è ancora fermo e solo lo scorso febbraio sono state avviate le trattative per il rinnovo del biennio 2022-2024, in ritardo.
«Il Governo ha stanziato i fondi per il rinnovo contrattuale, continuiamo a chiedere che vengano rivisto ma la decisione è già stata presa e sappiamo in che direzione sta andando il Ministero» conclude.
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